ROMA – Realizzati con materiali nuovi e rispettosi dell’ambiente, capaci di crescere, imparare e cambiare forma così come di trovare da soli l’energia di cui hanno bisogno. È questo l’identikit dei robot del futuro, frutto del progetto italiano “Robotics”, che partecipa alla gara della Commissione Europea che prevede un finanziamento da un miliardo. La selezione di sei finalisti è prevista per il 4 dicembre a Vienna e, tra questi, nel 2020 sarà individuato il vincitore.

La squadra italiana, con 800 esperti, è guidata da Cecilia Laschi, della Scuola Superiore Sant’Anna e pioniere dei robot soffici, e Barbara Mazzolai, dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), che ha ideato i robot pianta. Ne fanno parte: Dario Floreano del Politecnico di Losanna, Stefano Stramigioli dell’università olandese di Twente, Sabine Hauert dell’ università britannica di Bristol, Tamim Asfour dell’istituto tedesco Karlsruher per le Tecnologie e Jean-Paul Laumond, del Consiglio nazionale delle ricerche francese (Cnrs).

Obiettivo del nuovo progetto bandiera sulla robotica è risolvere i problemi che finora, nonostante le numerose promesse, non hanno permesso ai robot di entrare nelle case, nelle fabbriche e negli uffici. Il problema, rilevano i ricercatori italiani, è che “i risultati tecnologici sono sempre più rapidi e promettenti, i tentativi di trasferimento dai laboratori al mercato sono frequenti, ma il tutto avviene senza un piano di sviluppo a lungo termine e strutturato”. Il progetto dovrebbe perciò riuscire a coniugare gli aspetti scientifici e tecnologici con quelli sociali, culturali ed economici. E’ importante, per esempio, che i robot entrino nel mondo del lavoro senza generare povertà o disoccupazione, e serve un’etica che governi l’interazione tra uomo e l’intelligenza artificiale. Esigenze che nella pratica si traducono con robot frutto di una visione unica, che riesca a conciliare ambiti finora slegati come intelligenza artificiale, big data, matematica, materiali e biologia per ottenere macchine capaci di imparare, flessibili e adattabili.


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Mario Calabresi
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