Tre mesi fa, si è pentito il figlio, Andrea. Adesso, anche il padre, Francesco Lombardo, capomafia di Altavilla Milicia, ha deciso di collaborare con i magistrati della procura distrettuale di Palermo. E per Cosa nostra è una nuova scossa, perché il 62enne padrino della provincia conosce molti dei segreti dell’ultima stagione mafiosa. Ma questa non è solo una vicenda di cronaca giudiziaria, questa è la storia di un figlio che una settimana fa ha rivolto un accorato appello al padre, durante un’udienza. Gli ha detto: “Riappropriati della tua identità, questo mondo non ti appartiene”. E ancora: “Sono tuo figlio, e normalmente sono i padri che danno i consigli, ma se posso permettermi, affidati alla giustizia, ammetti le tue colpe, credi in coloro che operano nella giustizia”. Un appello chiarissimo a rompere con il mondo mafioso. E quelle parole sono arrivate al cuore di un padre padrino che sembrava un irriducibile di Cosa nostra.

Ora, Francesco Lombardo sta già riempiendo pagine e pagine di verbali davanti al procuratore aggiunto Salvatore De Luca e ai sostituti procuratori Francesco Mazzocco e Bruno Brucoli. Verbali segretissimi, ma la notizia della collaborazione è emersa oggi pomeriggio nel corso del processo che vede imputati padre e figlio in corte d’appello, per associazione mafiosa ed estorsione.

Le indagini dei carabinieri del comando provinciale accusano i Lombardo dell’omicidio di Vincenzo Urso, avvenuto tra il 24 e il 25 ottobre 2009. Urso era l’ex fidanzato della figlia di Francesco Lombardo, avrebbe pagato per la rottura della relazione, ma anche perché si sarebbe messo in concorrenza con i boss della provincia nella gestione di alcuni appalti.

Adesso, davvero, inizia una nuova fase per la famiglia Lombardo. I più stretti congiunti hanno rinnegato prima il figlio, ora anche il padre. Hanno rifiutato la protezione offerta dallo Stato. Ma padre e figlio non tornano indietro. E assumono ancora più forza le parole pronunciare alcuni giorni fa dal 36enne Andrea Lombardo: “Questi anni di carcere mi sono serviti per prendere coscienza di cosa volessi fare nel futuro”. Una frangia importante dell’organizzazione mafiosa sembra sempre più in crisi, negli ultimi due mesi sono tre i mafiosi di rango che hanno deciso di collaborare con i magistrati della Dda. Prima Francesco Colletti, boss di Villabate; poi Filippo Bisconti, boss di Belmonte Mezzagno. Ora, Francesco Lombardo, che rappresenta un altro pezzo importante della provincia (e non solo della provincia). I primi arresti sono già scattati, ma potrebbe essere solo l’inizio. In vista di un grande terremoto per la Cosa nostra che non si arrende, quella che prova a tornare forte con la regia di un gruppo di scarcerati eccellenti e dei loro nuovi (vecchi) insospettabili complici.

– ha detto anche questo Lombardo junior – Sono tuo figlio, e normalmente sono i padri che danno i consigli. ma se posso permettermi, affidati alla giustizia, ammetti le tue colpe, credi in coloro che opertano nella giustizia”


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