La sezione disciplinare del Csm ha condannato il governatore della Puglia Michele Emiliano alla sanzione dell’ammonimento (la più lieve) per aver violato la norma che vieta ai magistrati di essere iscritti e far politica attiva all’interno dei partiti.

Emiliano ha ricoperto ruoli dirigenziali nel Pd pugliese e si era anche candidato alla segreteria nazionale del partito in alternativa a Matteo Renzi. Recentemente Michele Emiliano aveva rinunciato ai suoi incarichi all’interno del partito: “Il mio ruolo da magistrato lo impone”

Il collegio ha così accolto la richiesta della procura generale della Cassazione. In particolare, il pg della Suprema Corte, titolare dell’azione disciplinare, rileva che le cariche dirigenziali nel Pd ricoperte da Emiliano (segretario regionale in Puglia tra il 2007 e il 2009, presidente del Pd della Puglia dal 2009 al 2014, e di nuovo segretario regionale dal 2014 a oggi) “presuppongono per Statuto l’iscrizione al partito politico di riferimento”.

Emiliano, secondo il pg, “ha violato” la norma “attuativa della prescrizione posta nell’articolo 98, terzo comma, della Costituzione”, garanzia “dell’esercizio indipendente e imparziale della funzione giudiziaria e valevole anche – si legge ancora nell’atto di incolpazione – in relazione ai magistrati che non svolgano temporaneamente detta funzione, per essere collocati fuori del ruolo organico della magistratura”


 


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