TARANTO – Si svolgono in forma assolutamente privata, nella residenza socio-assistenziale Oasi Santa Maria di Manduria, i funerali del sessantaseienne Antonio Stano, morto il 23 aprile dopo diciotto giorni di agonia. L’uomo, nei mesi scorsi, è stato vittima di una baby gang, che lo avrebbe aggredito e percosso e sulla quale sono in corso indagini della Procura ordinaria e della Procura per i minori di Taranto,  finalizzate a chiarire se quegli episodi abbiano determinato le patologie che hanno provocato il decesso.

Le persone indagate sono 14, due maggiorenni e dodici minorenni, per omicidio preterintenzionale, stalking e rapina. La salma di Stano è stata vegliata fino alla mattina di lunedì 29 aprile nell’obitorio dell’ospedale Giannuzzi di Manduria e da lì è partito il corteo funebre, che avrebbe dovuto dirigersi verso una delle chiese cittadine inizialmente scelta dai familiari per le esequie.

La volontà dei parenti di evitare giornalisti e telecamere ha fatto si che, poco prima dell’orario stabilito per il funerale, venisse cambiato il luogo della celebrazione della messa. Nell’Oasi di Santa Maria sono riusciti ad entrare una cinquantina di parenti e amici mentre alcune persone che conoscono Stano sono rimaste fuori. Tra loro Fabio Dinoi, un amico che ha pregato davanti al cancello della struttura. “Capisco la scelta della famiglia – ha detto – ma non sono questi dieci metri che mi separano dal mio amico, ho pregato lo stesso per lui e gli sono vicino”.

Il cambio di programma però per Dinoi  “è l’ennesima bruttura” fatta a Stano. Leonardo Milano, un altro uomo che voleva dare l’ultimo saluto ad Antonio, dice che a Manduria “ci conosciamo tutti, siamo faccia a faccia ma non ci salutiamo. Siamo un mondo di morti”. 

Gli indagati, secondo gli inquirenti, durante gli assalti nell’abitazione dell’uomo e per strada si sarebbero ripresi con i telefonini mentre sottoponevano la vittima a violenze con calci, pugni e persino bastoni di plastica, per poi diffondere i video nelle chat di Whatsapp.


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