Gianfranco Zani sarà interrogato lunedì mattina nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Cremona dal gip, che dovrà convalidare o meno l’arresto, L’artigiano 53enne giovedì pomeriggio a Sabbioneta, nel Mantovano, ha appiccato il fuoco alla casa di famiglia causando la morte per soffocamento del figlio Marco, 11 anni, presente all’interno dell’abitazione. Un’estrema vendetta contro la moglie, Silvia Fojtikova, 39 anni, che aveva deciso di lasciarlo per mettere fine alle continue violenze che il marito esercitava su di lei e sui tre figli. E’ stata proprio la donna a raccontare ai carabinieri che il marito – che aveva ricevuto quattro giorni prima un divieto di avvicinamento alla famiglia – avrebbe più volte ripetuto: “Vi brucio tutto, vi brucio tutto, con voi dentro”.
Zani è stato trasferito dalla sua cella al reparto di psichiatria per il rischio che commettesse atti lesionistici. Accusato di omicidio aggravato e incendio, l’uomo continua a negare. “Non sono entrato in casa, e non ho appiccato il fuoco. Ero andato là per vedere mia moglie, quando l’ho vista in macchina l’ho speronata per la rabbia”, ha confidato al suo legale, l’avvocato Fabrizio Vappina. “Non sapevo che Marco fosse in casa, di solito non c’è a quell’ora e non riposava il pomeriggio”. Quando gli chiedono del figlio, racconta ancora l’avvocato, piange e non parla.

Nel racconto della donna ci sono i drammatici momenti di giovedì pomeriggio: “Stavo rientrando a casa e ho incrociato la sua auto, è tornato indietro e mi ha speronato, sono andata verso casa, dalle finestre usciva fumo. Ho cercato di entrare, ma era impossibile. Ha appiccato il fuoco nella stanza dove dormivo io”. Nel tentativo di entrare e salvare il figlio, la donna si è provocata anche delle leggere ferite alle mani. Ma non è riuscita a raggiungere Marco, estratto in fin di vita dai vigili del fuoco e morto dopo poche ore in ospedale.

Tante violenze subite nel tempo, tante denunce. Il Comune di Sabbioneta, che seguiva la famiglia, aveva ospitato la donna e i tre figli in una casa famiglia: da lì erano usciti solo due giorni prima per far ritorno a casa e consentire a Marco di riprendere la scuola a Casalmaggiore, dove frequentava le medie. Una scuola dove tutti, insegnanti e studenti, sono ancora increduli per quanto successo. Subito è stata coinvolta la psicologa della scuola per spiegare ai ragazzi, con la dovuta cautela, quanto era successo.


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