Sarà un po’ come Xfactor, con il nome del vincitore reso noto soltanto all’ultimo minuto, giusto in tempo per salire sul podio. Solo che in questo caso stiamo parlando del vertice delle istituzioni, incarichi che non dovrebbero essere assegnati last minute. Invece il governo non ha ancora deciso di chi sarà il comandante della Marina Militare. L’attuale – l’ammiraglio Valter Girardelli – scade venerdì e il cerimoniale impone di celebrare in pompa magna il passaggio di consegne. Anche se non si sa chi dovrà rimpiazzarlo.

Gli inviti per la “cerimonia di avvicendamento” sono partiti ieri: l’appuntamento è per le 16 di dopodomani. Bande musicali e picchetti d’onore stanno facendo le prove nel cortile assolato del palazzone affacciato sul Tevere; i posti in tribuna sono stati assegnati e per il personale c’è l’obbligo di indossare la “Grande Uniforme Estiva”. Ma per la prima volta della storia, nelle convocazioni non compare il nome del successore: come se fosse una festa a sorpresa. In genere la sostituzione al vertice avviene con tempi tali da permettere di definire gli staff e le linee guida, senza dovere inventarsi delle improvvisate. E questa volta la designazione del numero uno della Marina è doppiamente importante. Sia perché si tratta della forza armata che oggi ha in carico il controllo del Canale di Sicilia, con la necessità di fronteggiare la crisi libica e tutte le incertezze nella gestione dei soccorsi ai migranti nate dalle direttive del ministro Matteo Salvini. Sia perché, in base ai tradizionali rituali di rotazione, il grand’ammiraglio scelto tra tre anni diventerà comandante in capo di tutta la Difesa.

Il governo però è arrivato alla scadenza senza avere trovato un accordo, anche perché negli ultimi due mesi i consigli dei ministri sono stati un’eccezione. Lo stesso rischio si è corso per il vertice della Guardia di finanza, dove l’attenzione costante del presidente Mattarella ha impedito di creare vuoti di potere con la scelta del generale Giuseppe Zafarana. La nomina della Marina però sembra essere finita nel fuoco incrociato tra il leader leghista e la ministra Elisabetta Trenta, “tecnica” designata dal M5S, che ha caratterizzato l’ultima fase di governo. Dal punto di vista strettamente personale, i due si detestano. E dal punto di vista politico, la corazzata Salvini ha concentrato il tiro contro Trenta, ritenuta la nave più fragile della formazione pentastellata. Uno scontro che sta avendo effetti perversi sul morale dei militari e la gestione dei programmi del dicastero.

Ma il tempo è scaduto. E questo pomeriggio si conoscerà il nome del vincitore. Quattro i pretendenti più accreditati. Paolo Treu, Giuseppe Cavo Dragone, Carlo Massagli e Dario Giacomin, tutti ammiragli di grande esperienza. Treu è l’attuale numero due: un pilota di caccia Harrier e uomo di mare. Contro la moglie, che soffre di una gravissima patologia agli occhi di natura genetica, è stato intentato un processo dai toni kafkiani accusandola di essersi finta “non vedenti”, chiuso però con la condanna in primo grado della donna. Molti elementi sembrano indicare un particolare accanimento investigativo contro la signora Treu, che si è sempre dichiarata innocente, ottenendo il sostegno di numerose associazioni di disabili, e ha presentato appello. E infatti l’ammiraglio gode della piena fiducia della ministra Trenta.
Massagli invece è l’attuale consigliere militare del premier Conte mentre Cavo Dragone, ex capo degli incursori e del comando che gestisce tutte le operazioni all’estero, potrebbe contare sulla stima del Colle e della Lega, che però ha un occhio di riguardo pure per Giacomin, che a 58 anni è il più giovane del gruppo.
 


L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml

Caffeshop