L’ultima sfida di Alex e di Mediterranea al decreto sicurezza bis non è in mezzo al mare, nella cosiddetta Sar libica. Ma su facebook. Dove l’armatore Alessandro Metz ha lanciato una raccolta fondi con l’obiettivo (minimo) di raggiungere i 65mila euro di multa che la Guardia di finanza, attraverso un cavillo, è riuscita a comminare insieme alla confisca della barca che giovedì scorso, nelle acque di Tripoli, ha tratto in salvo 59 migranti alla deriva su un gommone.
Lanciata appena 24 ore fa, la raccolta di fondi – “Torniamo in Mare” – ha già quasi raggiunto quota 30mila euro. L’obbiettivo finale della campagna, è stato fissato a 300mila euro. Perché in realtà l’idea è quella di andare oltre l’ammontare della multa e, come dice il titolo stesso, tornare in mare quanto prima: “Abbiamo tre comandanti e tre capomissione indagati, due barche sequestrate, e parecchie multe – dice Metz – Ma il nostro problema non è questo. Il nostro problema è che siamo testardi e ostinati, continuiamo a pensare che Mediterranea serva e che debba stare in mezzo al mare. Giovedì, prima di effettuare il salvataggio abbiamo trovato un relitto, segno inequivocabile di un naufragio “fantasma”, significativo del fatto che in mare si continua a morire mentre le navi della società civile sono sequestrate e ferme in porto. Chiediamo ci si attivi con una campagna di raccolta fondi diffusa, ognuno si assuma le responsabilità”.

Un problema che, soprattutto in vista dell’inasprimento delle sanzioni, coinvolge tutte le Ong che potrebbero dar vita ad una sorta di cassa comune per sostenere i costi legali e delle multe per i soccorsi in mare.
La Sea Watch fa sapere che intende condividere con le altre Ong impegnate nel salvataggio di migranti le donazioni ricevute per la capitana Carola Rackete.
“Abbiamo formato un comitato perché vogliamo usare questo denaro nel modo più efficiente possibile per il soccorso in mare, non solo per Sea Watch, vogliamo vedere insieme dove sono più necessari”, ha detto all’agenzia stampa tedesca Dpa il portavoce dell’Ong, Ruben Neugebauer.
Parte delle donazioni, che hanno già superato il milione e 300.000 euro, verranno comunque usate per pagare le spese legali di Carola Rackete, sotto accusa in Italia dopo aver forzato con la sua nave Sea watch 3 l’ingresso nel porto di Lampedusa, per sbarcare i migranti che erano a bordo.

 


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