A BORDO DELLA ALEX MEDITERRANEA – E’ stata una notte lunghissima e disperata, a bordo della Alex. I migranti che non dormivano da 24 ore e non mangiavano da tre giorni, si sono accomodati sul ponte, con gli uomini (39) ammassati a prua e le donne (11) e i bambini (4) raccolti a poppa. L’equipaggio non ha potuto effettuare la consueta turnazione notturna ed è rimasto sveglio fino all’alba per evitare che gli ospiti rotolassero in acqua giù dalle murate durante il sonno.

Ma se la notta è stata inquieta, il risveglio, è stato ancora peggio. Intorno alle tre, dopo che la Alex aveva già faticosamente macinato una settantina di miglia verso Lampedusa, il satellitare di bordo ha ricevuto una chiamata a dir poco confusa dal Mrcc (Maritime rescue coordination center) di Malta. L’ufficiale in linea offriva al ponte di Mediterranea di raggiungere La Valletta. Ma non specificava né se a La Valletta i migranti avrebbero potuto sbarcare (non diceva, in sostanza, se era il porto sicuro assegnato all’Alex) né se il suddetto coordination center assumeva la responsabilità di coordinare l’operazione. Quest’ultimo particolare non è un dettaglio. Al momento in cui è intervenuta la comunicazione, infatti, la Alex era a circa cento miglia da Malta. E né l’equipaggio, né gli ospiti, né la barca (sull’orlo di una emergenza sanitaria, oltre che sprovvista di acqua e cibo a sufficienza) erano in grado di affrontare un viaggio del genere, più o meno 11 ore di traversata, col tempo in peggioramento.  

Il capo della missione, il parlamentare di Sinistra Italiana Erasmo Palazzotto, ha così chiesto al Mrcc di Malta di mettere per iscritto la propria comunicazione, specificando in particolare i due punti. Il risultato è stato sorprendente. Poche ore dopo, infatti, dalla Valletta è arrivata una mail che chiariva il punto: Malta non si assume nessuna responsabilità legale per il caso in questione, ma – come “gesto di buona volontà nell’ambito della cooperazione tra i  paesi dell’Unione Europea – si è resa disponibile ad aprire il proprio porto ad Alex e ai suoi ospiti. Un’offerta che, così formulata, il ponte di comando ha ritenuto “decisamente inaccettabile”. E non certo per una questione formale. Il viaggio era troppo lungo e pericoloso per una imbarcazione di 18 metri carica di 65 persone (54 migranti, 11 membri dell’equipaggio).

La risposta è dunque stata netta: “Per le condizioni psicofisiche delle persone a bordo, per le condizioni di carico della nave e per la situazione meteo data in peggioramento, la Alex non è in grado di fare rotta su Malta, restiamo però disponibili ad accogliere la vostra proposta purché inviate una vostra unità navale a prelevare i nostri ospiti, o in alternativa provvediate al trasferimento degli stessi. Di certo non siamo in grado di fare 100 miglia nautiche”.  Tanto più che l’Mrcc per primo scaricava se stesso da ogni responsabilità.

A bordo, fanno notare i membri dell’equipaggio, manca tutto per un’impresa del genere: mancano le coperte per la notte e i tendalini per coprire il ponte durante le ore calde. Manca l’acqua, il cibo, le medicine (due delle quattro donne incinte stanno male e i bambini hanno gravi segni di ustione). Ma manca soprattutto la sicurezza in navigazione: “Con questo carico, abbiamo la linea di galleggiamento bassissima. Sino ad ora il tempo è stato clemente, ma adesso si sta alzando lo scirocco, e basta un po’ d’onda per sbilanciare la barca”.

Mentre andava in scena il teatrino con Malta, ineluttabile la politica salviniana sull’immigrazione ha fatto il suo corso. E così appena Alex è arrivata a un miglio dalle acque italiane, è stata raggiunta da una imbarcazione della guardia di finanza che le notificava “il divieto di ingresso, transito e sosta nel mare territoriale nazionale” per il “rischio di ingresso” nel suddetto territorio “di soggetti coinvolti in attività terroristiche o comunque pericolosi”.

Nel documento che riprende millimetricamente i precedenti simili, c’è però un errore non di poco conto: secondo la ricostruzione ministeriale, infatti, Alex avrebbe proceduto a caricare a bordo i migranti “nonostante la motovedetta (libica, ndr) avesse mandato un messaggio via radio di non intervenire”, circostanza questa mai avvenuta. E’ avvenuto invece il contrario. E cioè che dopo aver caricato i migranti a bordo, e dopo essere stata inseguita per alcuni minuti dalla motovedetta libica, Mediterranea ha cercato più volte di stabilire un contatto radio con il personale di Tripoli. Ma invano.

Tra bugie e proposte inaccettabili l’impressione è che la questione sia ancora lontana da una soluzione. Uno stallo simile a quello che paralizzò, proprio qui, davanti alle coste di Lampedusa, Sea Watch 3 del comandante Carola Rakete non più tardi di un mese fa. Ma stavolta le condizioni sono decisamente più complesse: i migranti non potranno restare ancora in questa situazione per più di qualche ora. 65 persone in 18 metri semplicemente non c’entrano.


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