UN TRASPORTO di merci via mare solo con vento e correnti: così da Trapani, a bordo di una antica imbarcazione, si completa il ciclo del commercio equo e sostenibile. Il progetto del veliero Brigantes, primo nel Mar Mediterraneo a offrire questo servizio, ha lo scopo di consegnare beni e merci senza inquinare e sprecare risorse naturali. L’anello debole della catena del commercio attento a persone ed ecosistemi è infatti proprio l’ultima fase, quella della consegna al consumatore.

Sebbene il trasporto via mare sia più comodo ed economico rispetto ad altri mezzi, il suo costo in termini ambientali è elevatissimo. I combustibili utilizzati dalle navi cargo sono oliI pesanti estremamente tossici, che una volta sbarcati sulla terra ferma diventano rifiuti pericolosi e richiedono ovviamente uno smaltimento oneroso e complesso. Un’imbarcazione portacontainer di medie dimensioni a pieno carico consuma circa 300 tonnellate di oli pesanti al giorno e i decessi prematuri conseguenti alle emissioni marittime in Europa sono 50 mila ogni anno. Ecco perché non perdere di vista nemmeno l’ultimo passaggio della catena può fare la differenza per un consumo e una produzione responsabili.

Battezzata e varata giovedì 30 maggio a Trapani, la nave ha oltre un secolo di storia. Nel 1911 era già attiva a Brema, città tedesca famosa per il commercio marittimo nel Mar Baltico e nel Mare del Nord. Da allora molte peripezie l’hanno accompagnata, fino a quando nel 1999, dopo oltre 30 anni di traversate per l’armatore Lentini di Pantelleria, venne messa fuori uso. Fu riscoperta in un angolo del Porto di Trapani e acquistata da una compagnia di navigazione di nuova costituzione solo nel 2016.

Due anni di lavori per rinnovare ponte e scafo e la nave può tornare in acqua, grazie anche al sostegno dei Comuni di Trapani e Pantelleria. Per chiudere i lavori mancano gli interni, previsti entro la primavera del 2020: allora il veliero salperà per il servizio di trasporto merci decarbonizzato verso le Americhe e nel Mar Mediterraneo, all’inizio con caffè, fave di cacao e rum. Un’attività finanziata con investimenti privati e partecipativi, tramite cui ognuno può diventare co-proprietario della nave. Come succedeva in passato, quando agricoltori, artigiani e commercianti di una stessa area mettevano insieme i propri capitali per avviare piccole compagnie di trasporti navali che recapitavano la loro mercanzia in tutto il mondo.

“Siamo convinti che la navigazione a vela sia ancora oggi una valida alternativa economica che facilita i commerci e la movimentazione dei beni, rafforzando le comunità locali e garantendo alle generazioni future la possibilità di godere di un ambiente naturale preservato dall’impatto umano”, spiega Oscar Kravina, cofondatore del progetto, “Lavorando insieme sulla base di valori condivisi, cerchiamo di creare una cultura ecologica per il trasporto navale, muovendo merci su scala globale a vela e assicurando che ogni fase della catena di approvvigionamento promuova la difesa dell’ambiente per le generazioni future, dal coltivatore al consumatore finale”.

 


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