Un centinaio di persone, per lo più anziani, hanno ricordato al Campo 10 del cimitero Maggiore di Milano i caduti milanesi della repubblica sociale italiana, che lì sono sepolti. Come chiesto dal presidente dell’associazione reduci di Salò, al momento di chiamare il “presente” per i caduti, non è stato fatto il saluto romano. “Limitiamoci a metterci sull’attenti – ha detto ai presenti l’officiante della cerimonia civile – ricordiamo i nostri martiri e i nostri eroi senza fare gesti che potrebbero sollevare polemiche strumentali”.

Così, dopo che una tromba ha suonato il silenzio, non si sono levati i saluti romani che ogni anno si accompagnano alla celebrazione. Un solo uomo, un anziano esponte di Forza Nuova, ha disobbedito all’indicazione data dall’improvvisato altare allestito di fronte alle lapidi dei soldati della rsi sconfitti da alleati e partigiani nella guerra di Liberazione dal nazifascismo. Allo stesso modo, rispetto agli scorsi anni, è stato molto limitato lo sfoggio di simboli fascisti. “È un momento di raccoglimento e di ricordo, non di propaganda”, ripetevano ai presenti prima della celebrazione gli anziani reduci, pur “indigati per l’atteggiamento delle istituzioni, che volutamente chiedono che siano dimenticati dei giovani morti in battaglia”.

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Nei giorni scorsi, tanto il sindaco Giuseppe Sala quanto il neoprefetto Saccone avevano invitato a non politicizzare le celebrazioni al cimitero Maggiore, come invece accade ogni anno da tempo, con abituale sfoggio di croci celtiche, qualche svastica e fasci littori da parte dei partiti dell’estrema destra. Al fianco dei fascisti reduci della seconda guerra mondiale, anche quest’anno erano presenti in piccoli gruppi esponenti di Forza Nuova, Lealtà Azione e altri movimenti, ma si sono adguati al volere degli ultimi anziani repubblichini.

Miano, "no" al saluto romano alla commemorazione dei caduti della Rsi al Campo X

“Come già accaduto in passato, non abbiamo trovato un parroco disposto a guidare la preghiera nella nostra celebrazione”, lamentano gli organizzatori. Il 93enne Giovanni Castiglioni, milanese arruolato a 17 anni dopo l’8 settembre 1943 nel Terzo bersaglieri poi aggregato a una divisione della Wehrmacht, commenta: “Eravamo giovani, convinti di fare la cosa giusta per la patria. Che addirittura i preti si rifiutino di ricordare ragazzi italiani che morirono in guerra accade solo a Milano. A Genova, partigiana e di sinistra da sempre, simili mancanze di rispetto non ci sono mai state. Anche quest’anno nel capoluogo ligure un parroco, non certo fascista, ha guidato la preghiera al nostro sacrario. E le istituzioni cittadine mai si sono opposte ai momenti di ricordo dei nostri caduti. Forse perché a Genova, città combattente a noi fieramente avversa, curia e politica non si lasciano spaventare dal clamore mediatico che puntualmente accompagna le celebrazioni del 1 novembre. Genova ha rispetto per tutti i morti, Milano no”.


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