MICROSOFT ha rinnovato le icone del pacchetto Office. La scelta fa ovviamente parte di un programma più ampio di riprogettazione delle applicazioni e dei programmi della sua suite professionale. Più semplici, pulite, lineari e universali, adeguate per le diverse piattaforme per le quali Office è disponibile, dalla sua Windows a macOS, iOS e Android. Collaborazione, universo cloud, intelligenza artificiale: la nuova immagine dei software deve comunicare anche i capisaldi del colosso di Redmond dal 2014 sotto la guida di Satya Nadella.
 
Le icone non venivano modificate da cinque anni, l’ultimo aggiornamento risale infatti al 2013. La lettera di riferimento per ogni programma viene ridimensionata (la storica W di Word, la X di Excel, la P di PowerPoint e così via) a favore di forme geometriche con i soliti colori dominanti. Il bianco rimane solo nella lettera, via dal resto delle icone: “La soluzione è stata separare la lettera e il simbolo nell’icona, creando due diversi livelli che possiamo usare accoppiati o separatamente” ha spiegato Jon Friedman, partner director del design a Microsoft. “Ci aiuta a mantenere familiarità comunicando comunque la semplicità dell’app una volta lanciata”.
 
Si apre dunque l’era del “fluent design” anche per la suite di produttività, come già accaduto per Windows. Mossa obbligata anche per uniformare l’aspetto non solo in termini di sistemi operativi ma anche di dispositivi utilizzati, dagli smartphone ai laptop. Nonostante l’eliminazione di elementi specifici o di formattazione, la riconoscibilità e la chiarezza delle icone rimangono eccellenti e il lavoro sembra aver messo d’accordo molti, anche se Microsoft chiede comunque feedback da parte degli utenti. Anche OneDrive e Skype, pur rimanendo a parte, hanno subito una leggera riprogettazione. Il debutto ufficiale avverrà nei prossimi mesi, a partire dalle versioni dei programmi per mobile e web.
 
Le applicazioni coinvolte sono Word, Excel, PowerPoint, OneNote, Outlook, Skype, SharePoint, Yammer, Teams e, appunto, OneDrive. “Volevamo un linguaggio visuale che funzionasse su più generazioni, su più piattaforme e dispositivi e comunicasse la natura mobile della produttività odierna” si legge in un post sul blog ufficiale. Missione compiuta.

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Mario Calabresi
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