ROMA. Sono i migranti che piacciono a Matteo Salvini, quelli che il ministro dell’Interno – “da buon padre di famiglia”, come ama dire – è disposto ad accogliere: donne, bambini, ragazzi che fuggono dalla guerra e dalle persecuzioni. Persone particolarmente fragili che hanno diritto alla protezione internazionale, tirate fuori dall’Unhcr (l’Alto commissariato Onu per i rifugiati) dalle carceri libiche ed evacuate nel centro di transito in Niger, in attesa che qualche Paese europeo dia la disponibilità ad accoglierne una quota. E’ la strada dell’immigrazione legale, dei corridoi umanitari che tutti auspicano, ma che solo in pillole vengono autorizzati. Per l’Italia è la prima volta di un corridoio dal Niger, per Salvini è il battesimo del volto buono del ministro che ha fatto della lotta all’immigrazione clandestina la sua bandiera, in un Paese dove quella legale è praticamente impossibile. Per questo, Salvini ha voluto accogliere personalmente i 51 immigrati baciati dalla fortuna, arrivati oggi all’aeroporto di Pratica di Mare su un aereo della Protezione civile.

Questi migranti arrivano da Sudan, Etiopia, Eritrea, Somalia e Camerun. Sono quasi tutti nuclei familiari e donne sole con bambini. Diciannove sono minorenni, ma ci sono anche tre uomini soli in condizioni di grave vulnerabilità. Quindici hanno già lo status di rifugiato, gli altri sono richiedenti asilo, ma l’Unhcr ha già valutato che hanno i requisiti per ottenere la protezione internazionale. Verranno portati nella comunità “Papa Giovanni XXXIII” in Romagna e poi suddivisi in diverse case famiglia.

Nei mesi scorsi, la strada dei corridoi umanitari dalla Libia autorizzati dal Viminale era stata inaugurata dall’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, ma dopo due voli era stata interrotta. Ora l’Unhcr, che non è mai riuscito a inaugurare il centro di transito a Tripoli, allestito proprio per ospitare le persone liberate dalle carceri libiche in attesa di un trasferimento in Europa, si augura che i corridoi umanitari possano riprendere con continuità.

Intanto, però, non si fermano le traversate in mare. Un migrante è morto annegato nel naufragio di un gommone nel Canale di Sicilia. Lo hanno rivelato i 40 superstiti, che sono stati salvati da un peschereccio e portati a Lampedusa. L’uomo si sarebbe gettato in acqua nel tentativo di aggrapparsi alle reti lanciate in mare dall’imbarcazione, ma non ce l’ha fatta. L’episodio è avvenuto di notte, quattro giorni fa, ma è stato reso noto solo oggi durante la conferenza stampa della Procura di Agrigento sul fermo di due presunti scafisti del gommone.

Il gommone sarebbe salpato dalle coste della Libia l’8 novembre con a bordo 41 migranti. Dopo due giorni il motore è andato in avaria e il natante è rimasto in balia del mare mosso. Alcune delle persone a bordo sono riuscite ad attirare l’attenzione di un peschereccio e si sono lanciate in mare per raggiungerlo, aggrappandosi alle reti da pesca che l’equipaggio aveva lanciato in acqua. Ma una di loro, appunto, è annegata. L’equipaggio del peschereccio non si è accorto dell’accaduto, che è stato ricostruito dai compagni di viaggio della vittima dopo lo sbarco. Dopo le prime indagini della squadra mobile, la Procura di Agrigento ha disposto il fermo di due presunti scafisti: Cleus Fada, nigeriano, 23 anni, e Ibrahim Muhammed Ridha, egiziano, 35 anni, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.


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Mario Calabresi
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