Oggi è il nono giorno in mezzo al mare e non si intravede nessun approdo per i 32 migranti a bordo della Sea Watch, la nave della Ong tedesca che il 22 dicembre ha soccorso un’imbarcazione in difficoltà partita dalle coste libiche.
Nessuno vuole queste persone e soprattutto nessuno sembra occuparsi della loro sorte. Italia, Malta, Spagna, Grecia, Tunisia a cui, nelle ore immediatamente successive al soccorso, era stato chiesto un porto sicuro, hanno detto no e, a differenza di altre volte, l’Europa non sembra muoversi per trovare una soluzione collettiva.

A bordo ci sono anche tre bambini piccoli, la temperatura è molto rigida, sottocoperta non c’è posto per tutti e le scorte di acqua e cibo cominciano ad essere razionate. Ieri un’altra nave umanitaria tedesca, la Sea eye, ha soccorso 17 persone e così questa mattina dalle due organizzazioni è partito un nuovo appello alla Germania.
“E’ ora che il governo tedesco si faccia avanti e dia prova di responsabilità: due navi hanno bisogno di un porto sicuro. Adesso”.

In attesa di ricevere dalle autorità marittime indicazioni su dove dirigersi, giovedì i volontari della Sea watch con a bordo il loro carico umano si erano fatti carico di una segnalazione di un gommone in difficoltà diramata dalla sala operativa della guardia costiera di Roma e avevano fatto ritorno verso la zona Sar di ricerca e soccorso ma dopo tre giorni di perlustrazione non hanno trovato traccia dell’imbarcazione. Che potrebbe essre stata soccorso da motovedette libiche ( che però non ne hanno dato notizia) o essere naufragata.

Un appello all’immediata soluzione della Sea Watch è stato lanciato anche da Save the children: “Siamo molto preoccupati per le condizioni dei 32 migranti tra cui diversi minori, da 9 giorni a bordo della Sea Watch nel Mediterraneo in attesa di un porto sicuro. L’Italia e l’Europa diano la priorità alla protezione dei più vulnerabili e al rispe


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Mario Calabresi
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