Dei 2.515 immigrati arrivati via mare in Italia nel 2019 le Ong ne hanno sbarcati solo 173, praticamente il 7 per cento. Le uniche due navi umanitarie rimaste ad operare nel Mediterraneo, la Sea Watch 3 e la Mare Jonio di Mediterranea, sono riuscite ad approdare in porti italiani solo quattro volte, due a testa.
Cifre che confermano non solo come le Ong non costituiscano un fattore di attrazione per i trafficanti di uomini, ma soprattutto come gli scafisti abbiano già adeguato le loro strategie per continuare a rendere fruttuoso il loro business, da alcuni mesi  rialimentato dai continui soccorsi di gommoni da parte della Guardia costiera libica: riporta indietro i migranti che finiscono per pagare più volte il viaggio.

A fronte del minimo storico di approdi da parte delle Ong, è in costante aumento il numero dei cosiddetti sbarchi fantasma. Sono già 1.104 i migranti arrivati con barchini, da soli o trainati da navi madre come il peschereccio sequestrato sabato dalla Guardia di finanza, o con le barche a vela che arrivano sulle coste di Sicilia, Calabria e Puglia dalla Turchia.

Poco più di 700 ifine le persone soccorse e sbarcate in porti italiani da navi della Guardia costiera e della Marina militare.
Molto diversa dagli anni scorsi, conseguentemente, la mappa delle nazionalità delle persone che riescono ad arrivare in Italia: tunisini, pakistani e iracheni costituiscono più della metà degli immigrati giunti in Italia nella prima metà dell’anno. Gli africani sono meno di un quarto del totale.


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