I migranti soccorsi dai pescatori tunisini, arrestati il 30 agosto a Lampedusa, non potevano essere portati in Libia “perché non è un porto sicuro”. Lo scrivono i giudici del Tribunale del riesame di Palermo che hanno depositato le motivazioni del provvedimento con cui, lo scorso 22 settembre, hanno scarcerato i sei componenti di un peschereccio tunisino finiti in carcere con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “Non ci sono elementi per sostenere che abbiano avuto un ruolo nell’organizzazione del viaggio, la circostanza che si siano messi a pescare solo per allontanare i sospetti appare allo stato poco verosimile”.

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Secondo quanto ipotizzato dalla procura di Agrigento e dal gip, i pescatori avevano deliberatamente trainato un barchino con quattordici migranti in difficoltà verso Lampedusa senza avvisare le autorità. “Sei pescatori che hanno soccorso un’imbarcazione in difficoltà sono stati scambiati per trafficanti di esseri umani”, sostengono gli avvocati Leonardo Marino, Giacomo La Russa e Roberto Majorini.  

Il collegio presieduto da Emilio Alparone aggiunge: “E’ inverosimile che si siano messi a pescare solo per allontanare sospetti e non potevano portarli in Libia perché non era un porto sicuro”. In altre parole i giudici sottolineano che la scelta di trainare i migranti verso le coste di Lampedusa non sia indicativa della volontà di farli entrare illegalmente in Italia, perché “pur trovandosi in Sar libica, non potevano essere trasportati in Libia, che non può certo definirsi porto sicuro”. Sulle osservazioni della procura, secondo cui il barchino sarebbe stato in buone condizioni e non vi fosse alcuna avaria, sottolineano: “Allo stato è un’osservazione superficiale e poi bisogna considerare che era sovraccarico”. In definitiva, secondo il tribunale del riesame, si è in presenza di due differenti versioni dei fatti e “gli indizi, sebbene esistenti, non sono gravi”.

Chamseddine Bourassine, difeso dall’avvocato Salvatore Cusumano, e gli altri pescatori, a sostegno dei quali si sono mobilitati associazioni in Italia, in Francia e nel loro paese, sono noti in Tunisia per aver salvato decine e decine di migranti davanti alle coste nordafricane. “E’ la prima volta che abbiamo problemi di questo genere. Abbiamo salvato tante vite umane, lo abbiamo fatto in molte altre circostanze. Per salvare vite umane abbiamo fatto tanta formazione”, disse appena scarcerato Chamseddine Bourassine. 


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