Bruxelles. Adesso l’Italia gialloverde rischia davvero di perdere l’operazione Sophia, la missione navale europea che da quattro anni pattuglia il Mediterraneo sotto comando di Roma. Il mandato scade tra pochi giorni, a fine mese, e lunedì a Bruxelles si terrà l’ultima, decisiva, riunione degli ambasciatori dei Ventotto. Ma le posizioni non si avvicinano: il governo Conte chiede di cambiare le regole della spedizione, con sbarchi dei migranti salvati in mare in tutti i porti Ue o quanto meno con una loro ripartizione integrale tra partner. Alcuni dei quali sarebbero pronti a prendere solo i richiedenti asilo, come previsto dalle attuali norme Ue la cui riforma resta al palo per l’opposizione dei governi del gruppo di Visegrad, ovvero gli alleati di Salvini guidati dall’ungherese Orban. Ma Roma resta ferma nella sua richiesta. E così il Servizio esterno europeo guidato da Federica Mogherini tra tre giorni non potrà fare altro che proporre la chiusura definitiva della missione.
 

EunavforMed – poi ribattezzata Sophia dal nome di una bambina nata a bordo di un vascello Ue dopo un salvataggio – nasce nel 2015 proprio per aiutare l’Italia (e alleggerirne l’onere finanziario legato ai pattugliamenti) in un periodo di grandi sbarchi e terribili stragi nel Canale di Sicilia. Il suo quartier generale ha sede a Roma, sotto il comando dell’ammiraglio Credendino. In realtà il mandato principale della missione non sono i soccorsi ai migranti, quanto il pattugliamento del Mediterraneo centrale con il contrasto agli scafisti e ai trafficanti d’armi con connessi compiti di intelligence. Attività che permette all’Italia, con l’uso di navi dei partner Ue, di controllare le acque di fronte alla Libia contrastando numerose attività criminali tra cui il contrabbando di petrolio, una delle fonti di finanziamento delle diverse fazioni libiche. Tra l’altro gli uomini a dodici stelle addestrano i marinai della Guardia costiera di Tripoli.
 
Le modalità operative della missione prevedono che sia l’Italia a farsi carico di tutti i migranti soccorsi, attività imposta dalle normative internazionali. Dal suo insediamento, la scorsa estate, il governo Conte ha chiesto ai partner europei che questa disposizione venisse modificata, condizione ritenuta essenziale per portare avanti la missione nonostante già allora gli sbarchi fossero drasticamente diminuiti grazie agli accordi del governo Gentiloni e all’attività della Ue. Da allora nessun passo in avanti è stato fatto in questa direzione e all’Alto rappresentate Ue non è rimasto che prenderne atto proponendone la chiusura con un documento che lunedì prossimo sarà sul tavolo del Comitato politico e di sicurezza dell’Ue composto dagli ambasciatori dei Ventotto. Epilogo quasi inevitabile, anche se la scorsa settimana in una riunione dei ministri degli Esteri una manciata di Paesi, su iniziativa irlandese, hanno proposto una seconda proroga della missione, considerata da tutti un successo europeo per le sue attività contro scafisti e criminali.
 

Ma il muro contro muro provocato dall’Italia rischia di mandare tutto all’aria. In questo caso, Bruxelles ipotizza in futuro la nascita di una nuova missione. Che però probabilmente non sarà comandata dall’Italia e certamente non avrà compiti operativi in mare: si limiterà a riprendere l’addestramento dei libici. Intanto il Paese avrà perso un asset da molti ritenuto fondamentale.

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