ROMA – Questa volta la diffida a rimanere lontana dalle acque italiane è stata notificata con grande anticipo direttamente dalla sala operativa di Roma della guardia costiera italiana. Giunta all’alba al limite delle acque territoriali, la Sea Watch 3 ha preso a pendolare in attesa di ulteriori istruzioni anche da parte del governo olandese di cui la nave umanitaria batte bandiera.

Ovviamente è escluso che il Viminale conceda il porto sicuro, così come la Ong ha chiesto ieri dopo aver rifiutato di seguire le indicazioni della Guardia costiera libica che le aveva ordinato di sbarcare a Tripoli i 53 migranti soccorsi 24 ore prima in zona Sar libica.
“La Libia non è un porto sicuro”, ha risposto il comandante che ha poi deciso di volgere la prua verso Lampedusa e chiedere all’Italia l concessione del porto sicuro mentre il ministro Salvini la accusava di essere una “nave illegale” e di “sequestrare i migranti” che avrebbero dovuto essere riportati a Tripoli, un porto che ancora ieri l’Unhcr e l’Oim hanno indicato come non sicuro invitando le autorità a fornire alla Sea Watch una diversa destinazione.
 
“La Sea Watch ciondola nel Mediterraneo e gioca sulla pelle degli immigrati, nonostante abbia chiesto e ottenuto un porto da Tripoli. Stiamo assistendo all’ennesima sceneggiata: dicono di essere i buoni, ma stanno sequestrando donne e bambini in mezzo al mare. Per loro, porti chiusi!”, ha ribadito stamattina Matteo Salvini.
 
La nave dunque adesso incrocia fuori dalle acque italiane. Nessuna dichiarazione di intenti da parte della Ong tedesca che, nelle more che il decreto sicurezza bis entro in vigore, potrebbe ripetere quanto già fatto poco meno di un mese fa chiedendo alla Capitaneria di porto di Lampedusa un punto di fonda davanti al porto anche in considerazione del previsto peggioramento meteo. Dal punto di vista giurisdizionale la palla è ancora una volta nelle mani della Procura di Agrigento nei confronti della quale Salvini ha avuto parole fortemente critiche per la decisione di restituire alla Ong la nave che era stata posta sotto sequestro probatorio il 19 maggio dopo l’ultimo sbarco a Lampedusa.

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Se le nuove norme del decreto sicurezza bis approvato martedì dal Consiglio dei ministri fossero già in vigore la Sea Watch verrebbe questa volta confiscata dal prefetto e la competenza delle indagini verrebbe tolta alla Procura di Agrigento e passerebbero alla Dda di Palermo. Ma il decreto non è stato ancora firmato dal presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta ufficiale
 

 


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