La Sea Watch 3 si è rivolta alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo con una richiesta di “misure provvisorie” per chiedere all’Italia di consentire lo sbarco dei migranti, fermi sulla nave della Ong tedesca all’esterno delle acque territoriali italiane dal 12 giugno. È stata lo stesso organismo internazionale, che non fa parte dell’Unione europea, a renderlo noto. La Corte ha rivolto una serie di domande sia alla Sea Watch 3 che al governo italiano. Questi ultimi dovranno rispondere entro oggi pomeriggio. La Corte in base ai suoi regolamenti può chiedere all’Italia di adottare quelle che vengono definite “misure urgenti” e che “servono ad impedire serie e irrimediabili violazioni dei diritti umani”.

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Ieri il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha ribadito che anche “in caso di peggioramento della situazione a bordo la responsabilità è esclusivamente dell’Olanda e del comandante della nave”. Già da ieri si sapeva infatti che l’unica alternativa alla situazione di stallo sarebbe stata, oltre a rivolgersi a organismi come la Corte, forzare il blocco dichiarando lo stato di emergenza e arrivare in porto a Lampedusa: in questo caso però, in base al decreto-sicurezza bis in vigore, la capitana Carola Rackete sarebbe andata incontro a una multa fino a 50mila euro e al sequestro della nave. 

 


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