Ribadisce lo stop alla missione Sophia “se non cambieranno le regole d’ingaggio”. Ritorna sulla “revisione del regolamento Frontex”. E snocciola dati sugli sbarchi “diminuiti dell’83% rispetto al 2017”. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in audizione davanti al Comitato Schengen torna sulla questione migranti.

Missione Sophia. Il prossimo 31 dicembre scade la missione europea nel Mediterraneo Eunavformed Sophia. “E noi – conferma il vicepremier – manteniamo ferma l’indisponibilità a procedure di sbarco che prevedono l’approdo solo in porti italiani. Al momento non ci sono progressi significativi nel negoziato nonostante le nostre richieste di cambiare le regole d’ingaggio. Senza una convergenza sulle nostre posizioni non riteniamo opportuno continuare la missione”. Sophia è un’operazione militare dell’Unione europea avviata dal Consiglio affari esteri Ue nel giugno 2015 e successivamente prorogata due volte, fino all’attuale scadenza del 31 dicembre 2018. L’obiettivo è di contrastare il traffico di esseri umani lungo la rotta che va dalle coste libiche all’Europa e secondo i dati del Consiglio europeo (maggio 2018), grazie all’operazione sono state arrestate 143 persone sospettate di tratta e traffico e salvate 44.251 persone. Secondo i dati della Guardia costiera italiana, le unità militari della missione hanno soccorso un totale di 10.669 persone nel 2017, pari a circa il 9,3% delle oltre 114mila persone soccorse l’anno scorso. In assenza di un Maritime Rescue Coordination Center (Mrcc) libico, le operazioni di soccorso in questione sono coordinate dalla nostra Guardia Costiera. Lo sbarco finale avviene in Italia perché, in base a disposizioni interne, per il soccorso in mare si fa rinvio al piano operativo dell’operazione Triton dell’agenzia Frontex.

Revisione Frontex. Il ministro punta a revisionare anche il regolamento Frontex. Procede “la trattativa con l’Ue per la revisione del regolamento Frontex, la riforma della ‘direttiva rimpatri’ e la riforma del sistema comune di asilo”. E spiega: “L’Italia sostiene Frontex e il rafforzamento del bando per una guardia di costiera europea tuttavia guarda con attenzione a quelle che potrebbero essere le limitazioni della sovranità internazionale”.

Diminuiti gli sbarchi. Salvini in audizione davanti al Comitato Schengen snocciola dati. Dal primo giugno al 30 novembre di quest’anno, “i migranti sbarcati sulle nostre coste sono diminuiti del’83% rispetto all’anno scorso. Quelli provenienti dalla Libia sono diminuiti del 92%”.  Continua e si consolida dunque il trend avviato dall’ex ministro Marco Minniti: gli sbarchi già alla fine di maggio 2018 erano scesi del 79% rispetto allo stesso periodo del 2017. Ed erano arrivate via mare il 90% in meno del maggio 2017. “Nei primi sei mesi di governo – continua il vicepremier – si è registrato un netto abbattimento del flusso migratorio, che aveva raggiunto il picco più elevato alla fine di giugno 2017. Dal 1° giugno al 30 novembre 2018 sono giunti in Italia 9.581 immigrati, a fronte dei 56.814 dello stesso periodo del 2017: sono diminuiti del’83% rispetto all’anno scorso. Quelli provenienti dalla Libia sono diminuiti del 92%”.

Permessi umanitari, domande di asilo e Sprar. I permessi umanitari concessi negli ultimi tre anni in Italia “sono stati 40mila ma solo 3.500 si sono poi trasformati in permessi di lavoro e 250 in permessi per ricongiungimento familiare: gli altri sono rimasti in Italia senza effettivi percorsi di inclusione”, dice Salvini, rivendicando l’abolizione della protezione umanitaria prevista dalla legge sulla sicurezza appena entrata in vigore. Le domande di asilo presentate al 23 novembre 2018 “sono state 49.636, il 60% in meno rispetto all’anno passato. Le posizioni esaminate sono state 86.446: nel 7% dei casi è stata riconosciuto lo status di rifugiato, nel 4% la protezione sussidiaria, nel 23% quella umanitaria. I dinieghi sono stati il 66&. L’anno scorso – ricorda Salvini – le domande di asilo erano state 130 mila, 81 mila le posizioni esaminate con questi esiti: 8% rifugiati, 9% protezioni sussidiarie, 25% protezioni umanitarie e 58% dinieghi”.

Al 30 novembre “gli immigrati presenti nelle strutture di accoglienza sono 141.851, il 24% rispetto allo scorso anno, quando alla stessa data erano 186.884. Attualmente – sottolinea il ministro – sono attivi 14 centri dedicati alla prima accoglienza e 9.024 strutture temporanee mentre nel sistema Sprar sono presenti 27.444 immigrati”. Aumentano anche le espulsioni da giugno “sono stati adottati 66 provvedimenti di espulsioni per motivi di sicurezza dello Stato e di prevenzione del terrorismo, con un trend in crescita rispetto ai primi mesi dell’anno quando erano stati 48 i provvedimenti”. Poi precisa: “Ricordo che il decreto sicurezza non è retroattivo: quindi tutti i percorsi Sprar iniziati vanno a compimento. Non si butta fuori nessuno la notte della vigilia di Natale: chi è nello Sprar arriva alla fine del percorso Sprar, se uno ha ancora un anno sta lì un anno”.

 


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Mario Calabresi
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