Via libera dal governo di Malta allo sbarco dei 65 migranti a bordo della Alan Kurdi, la nave di Sea Eye. Saranno poi tutti ricollocati in altri Paesi europei, fa sapere il premier Joseph Muscat. Il lasciapassare della Valletta arriva ore dopo l’ultimo sos lanciato dalla ong Sea Eye su Twitter: “Mentre la Alan Kurdi è in attesa fuori dal porto chiuso di Malta, tre dei migranti a bordo sono collassati per il caldo e sono sottoposti a cure mediche acute”.

“Abbiamo urgentemente bisogno di assistenza medica e di un porto sicuro per tutti quelli a bordo in modo da prevenire il peggio”, si legge nel post. Sono 65 i profughi sulla nave umanitaria tedesca, che da 24 ore stazionava davanti al limite delle acque territoriali italiane e che ieri sera ha improvvisamente invertito la rotta verso Malta.

Dopo la nuova polemica tra Salvini e il ministro tedesco Seehofer che chiedeva la riapertura dei porti italiani, evidentemente l’indicazione del governo di Berlino deve essere stata quella di puntare ad una trattativa con Malta che finora ha sempre consentito agli sbarchi sulla base di una redistribuzione dei migranti in sede europea. Invece, Malta aveva deciso di negare alla nave Alan Kurdi l’accesso alle acque territoriali. Il governo nel frattempo aveva incaricato le forze armate di “intraprendere le azioni appropriate se la nave dovesse entrare” entro le 12 miglia dall’arcipelago.

Il capitano del veliero Alex indagato

Sequestro preventivo dell’imbarcazione e multa da 16.600 euro al comandante e all’armatore, il minimo previsto dal decreto sicurezza-bis alla prima violazione. Il comandante della Alex, Tommaso Stella (al momento solo lui e non tutto l’equipaggio) indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione del codice della navigazione per non aver rispettato l’alt imposto da una nave da guerra.

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“Bravo Tommaso, hai fatto il marinaio. E la legge del mare dice da sempre che gli uomini in acqua vanno salvati, poi li sbarchi dove ti viene comodo…”. E’ il messaggio mandato a Stella dal suo ‘amico di mare’, il velista Giovanni Soldini. Insieme i due marinai hanno regatato a lungo in passato, e il sodalizio affettivo è ancora vivo: “Se dovessi passare dal Canale di Sicilia farei come lui – aggiunge Soldini -, mi stupisco che ci sia una polemica su questa vicenda”.

L’inchiesta sull’approdo forzato a Lampedusa della barca a vela della Mediterranea muove gli ormai consueti primi passi ad opera della Guardia di finanza che d’iniziativa ieri sera ha notificato al comandante della nave il sequestro preventivo dell’imbarcazione consentendo così lo sbarco dei 46 migranti tutti condotti nell’hot spot di Lampedusa adesso sovraffollato, a causa dei continui sbarchi quotidiani. Più di 200 i migranti ospitati a fronte di una capienza di 97.

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Il sequestro della barca, perquisita durante la notte, che rimane ormeggiata al molo Favaloro in custodia allo stesso comandante Stella, dovrà essere convalidato entro 48 ore dalla Procura di Agrigento che, dopo l’arrivo dell’informativa della Guardia di finanza, ha aperto un fascicolo iscrivendo il nome del comandante che probabilmente sarà interrogato già domani.

Immediate le reazioni di Mediterranea. “Ci hanno già sequestrato una nave, ora un veliero. Salvini sappia che siamo disposti a salvare i migranti con qualunque mezzo, anche con i pedalò… Non ci fermeremo”. Così, ieri notte, dopo il sequestro ha commentato il capo missione della Alex di Mediterranea, Erasmo Palazzotto. “Quel che è importante, è avere portato in salvo queste persone”, ha aggiunto.
          
Matteo Salvini intanto puntualizza e cerca di smussare la polemica all’interno del governo dopo le accuse da lui stesso rivolte ieri sera ai colleghi della Difesa e dell’Economia Trenta e Tria che lo avrebbero lasciato solo nella gestione del caso. Secondo Salvini le motovedette italiane avrebbero dovuto bloccare la Alex e non scortarla in porto. Accuse a cui la ministra Trenta ha replicato ricordando la disponibilita’ del suo ministero, rifiutata dal Viminale, a portare i migranti a Malta.

“Il Viminale – dice oggi Salvini – non ha agito da solo e non ha rifiutato la collaborazione di altri ministeri, a partire dalla Difesa, tanto che Alex&Co aveva una interlocuzione aperta anche con Guardia di Finanza e Guardia Costiera. Il problema è che la barca della ong si è sempre rifiutata di entrare in acque maltesi e pretendeva di essere accompagnata dalle autorità italiane fino a 15 miglia nautiche da La Valletta, per poi allontanarsi immediatamente ed evitare i controlli e la legge di un paese membro dell’Unione europea.

È per questo che le operazioni si erano bloccate, costringendo gli immigrati a inutili ore di attesa in mezzo al Mediterraneo. Dal punto di vista del Viminale, era irrinunciabile l’arrivo di Alex sull’isola. Diversamente, le nostre Forze Armate si sarebbero trasformate in tassisti del mare a servizio della ong, un film già visto prima del 2017 e che aveva consentito il moltiplicarsi degli sbarchi in Italia. Il rispetto per i militari italiani da parte del ministero dell’Interno è totale, proprio per questo ritiene debbano essere utilizzati per compiti coerenti con la propria missione, come la protezione della legge e dei confini”.


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