LAMPEDUSA (A BORDO DELLA MARE JONIO). Questa mattina alle sei, mentre un forte temporale si abbatteva al largo di Lampedusa, dove la Mare Jonio era arrivata nella notte dopo quasi 24 ore di navigazione, l’equipaggio è stato svegliato  da una motovedetta della Capitaneria di Porto italiana che notificava al comandante il divieto di ingresso in acque territoriali. L’effetto del decreto Salvini firmato ieri non solo dal ministro dell’Interno, ma anche dai ministri Toninelli e Trenta, da ieri a tutti gli effetti nuovi alleati del Pd.

Ricevuto il divieto di ingresso nelle acque di Lampedusa, il rimorchiatore battente bandiera italiana ha deciso di restare in una posizione di attesa e non oltrepassare le 13 miglia. E’ una situazione paradossale, nessuno coordina l’intervento Sar (come previsto dalla legge) e nessun porto sicuro è stato assegnato alla nave italiana che dunque anche volendo non saprebbe dove andare.

L’evacuaizone
Una situazione che però non potrà durare per troppo tempo. “La situazione medica a bordo è critica, occorre procedere con l’evacuazione immediata”. A parlare è il medico a bordo della Mare Jonio, la ginecologa bresciana, Donatella Albini. La dottoressa, aiutata dal coordinatore sanitario di Mediterranea, Stefano Caselli, nel corso della notte ha visitato tutti gli ospiti slavati ieri mattina nelle acque libiche di fronte a Misurata e alla fine è giunta alla conclusione che, non c’è altro da fare.
Sbarcare tutti. Subito. Perché, “il perdurare della permanenza prolungata a bordo non potrà che costituire un fattore di aggravamento generale dei sintomi manifestati e di quelli presenti per ora in una soglia pre-clinica”.

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Il report
L’analisi della dottoressa prende in considerazione tanto le condizioni fisiche quanto quelle psicologiche: “L’insieme delle condizioni psico fisiche descritte – è il contenuto del report – configura un quadro di severa vulnerabilità psicologica in quanto le torture subite in prima persona, quelle a cui si è assistito insieme all’esposizione continuata al rischio di essere mutilati e uccisi, l’aver vissuto la precaria condizione di naufraghi per più giorni e l’aver assistito alla morte di sei compagni di traversata sono fattori che costituiscono politraumi e l’instaurarsi di un Disturbo da Stress Acuto. Tale condizione di sofferenza psicologica inizia ad essere evidente in modo particolare in due adolescenti, che mostrano iniziali e perduranti segni di catatonia con vissuto emotivo ridotto, apatia e ritiro sociale”.

Le torture con i cani
A preoccupare, in particolare, sono le donne. “Molte provengono da aree a tradizione escissoria (mutilazioni genitali di primo e secondo grado), come confermato dalle sopracitate visite. Alcune sono fuggite da matrimoni forzati nei paesi di origine oppure perché rimaste sole dopo che i rispettivi mariti non sono più tornati da scenari di guerra. Nel corso di alcune visite sono stati riscontrati evidenti segni di percosse e di torture avvenute sempre nei centri di detenzione libici”. Una, in particolare, la situazione critica nei maschi: quella di un uomo camerunense con “infezione bronchiale severa e sette medicazioni per ferite infette alle estremità ed alle natiche (segni di torture ed ustioni chimiche)”. E’ lo stesso che ha raccontato di essere stato tenuto in un cella con i cani feroci, senza acqua né cibo per giorni.

Il maltempo
Ad aggravare ulteriormente la situazione, dopo le prime, faticose, 24 ore a bordo, ci si è messo anche il meteo. Con il mare che durante la notte si è alzato considerevolmente e con la pioggia che ha cominciato a sferzare il mare sin dalle prime ore della mattina. Un guasto meccanico, inoltre, sta lasciando l’intera imbarcazione senza acqua corrente. I meccanici di bordo ci stanno lavorando.


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Carlo Verdelli
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