REGGIO CALABRIA. Mentre sulla pelle dei migranti della Sea Watch, da 11 giorni al largo in attesa di un porto, si consuma l’ennesimo braccio di ferro fra il ministro Salvini e l’Europa, sulle coste joniche calabresi continuano gli sbarchi. Cinquantanove migranti, tutti di origine pachistana, sono stati rintracciati a Sovereto, vicino Crotone. Erano tutti a bordo di una barca a vela, partita diversi giorni fa dalla Turchia e nella notte fra il 23 e il 24 giugno si è incagliata sugli scogli che proteggono la costa crotonese.

Nonostante la difficile e pericolosa posizione, alcuni migranti erano riusciti a lasciare l’imbarcazione e nuotare fino alla riva. Da lì avevano raggiunto la strada, nella speranza di raggiungere una stazione degli autobus, ma sono stati individuati dalle pattuglie della Guardia di Finanza. Molti altri invece erano rimasti bloccati sulla barca a vela. Tutti quanti sono stati soccorsi e portati al vicino Cara di Sant’Anna. In manette e poi in carcere sono finiti invece due uomini di 29 e 32 anni, gli unici di nazionalità ucraina. Per i finanzieri, sono loro gli scafisti incaricati di condurre i migranti dalle coste turche a quelle italiane.

Una rotta sempre esistita ed utilizzata, soprattutto dai migranti di origine afghana, pachistana e siriana, ma che oggi viene percorsa da sempre più imbarcazioni. Da mesi ormai, ad intervalli regolari, al largo delle coste joniche vengono intercettate barche a vela cariche di migranti, che per giorni viaggiano nascosti sotto coperta, nella speranza di raggiungere l’Europa. Ma i controlli sono serrati. La Finanza pattuglia le coste con gli elicotteri del reparto aeronavale e numerose motovedette. Qualcuno però riesce a superare il blocco e navigare di notte fino alla costa, dove i migranti vengono fatti sbarcare o le barche, tradite dagli scogli, si arenano e vengono abbandonate. 


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