Al sesto giorno di vano vagabondaggio nel Mediterraneo con 121 persone a bordo di cui nessuno si preoccupa, il fondatore della Ong spagnola Oscar Camps annuncia: ” Se la situazione a bordo si farà grave entreremo in acque italiane”. Scontata la risposta immediata del ministro dell’Interno Matteo Salvini che apostrofa come “provocatori politici” gli spagnoli e avverte: “Si ricordi la Open Arms che per lei le acque territoriali italiane sono chiuse e siamo pronti a sequestrare la nave”

“La Open Arms – continua Salvini –  avrebbe avuto tutto il tempo per raggiungere la Spagna che ha dato la bandiera alla nave e dove alcuni sindaci si sono esposti a favore dell’accoglienza. Ma forse questi signori vogliono fare solo una provocazione politica: evidentemente la vita delle persone a bordo non e’ la loro vera priorita’, ma vogliono a tutti i costi trasferire dei clandestini nel nostro Paese”.

In realtà la situazione della Open Arms è particolarmente complicata. La Spagna, che quest’anno ha già accolto 15.000 migranti (cinque volte più’ dell’Italia) e la cui guardia costiera continua quotidianamente a salvare e a portare a terra le persone che tentano la rotta del Mediterraneo occidentale, già sei mesi fa ha tolto alla Open Arms l’autorizzazione a svolgere attività di ricerca e soccorso, motivando il provvedimento e le relative altissime multe  anche li’ fino a un milione di euro) proprio con la chiusura dei porti italiani.

In sostanza il ragionamento del governo spagnolo è: noi accogliamo cinque volte più dell’Italia, se l’Italia chiude i porti, noi dobbiamo farci carico anche di quelli soccorsi sulla rotta del Mediterraneo centrale dalle navi che battono bandiera spagnola. E visto che, per altro, anche il meccanismo di suddivisione europea dei migranti non è mai stato applicato alla rotta spagnola, noi ci rifiutiamo di farci carico anche dei migranti che vanno verso l’Italia.

Ecco perchè la Open Arms, nonostante la disponibilità delle città di Valencia e Barcellona, non ha fatto rotta verso l’Italia ed ecco perchè il governo spagnolo non si è fino ad ora preoccupato neanche di chiedere il consueto intervento della commissione Ue per una soluzione condivisa.

Certo e’ che la Open Arms, a cui è stato subito notificato il divieto di ingresso in acque italiane, che da sei giorni incrocia a metà strada tra Malta e Lampedusa non puo’ resistere ancora a lungo con 120 persone, tra cui due neonati, sotto il sole di agosto. Malta, che domenica ha consentito l’approdo della Ong tedesca Alan Kurdi, questa volta ha detto no. Da qui l’annuncio del fondatore di Open Arms di una possibile violazione del decreto sicurezza bis se le condizioni a bordo si aggraveranno. Da ieri sui social, la Ong ha lanciato l’hashtag #megliomultatichecomplici

 


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Carlo Verdelli
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