ROMA – La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del procedimento per omissione in atti d’ufficio, ricevuto una decina di giorni fa dai colleghi di Agrigento, in relazione al naufragio del 18 gennaio scorso con 117 migranti (tra i quali 7 donne e due bambini, di un anno e di pochi mesi) morti nel Mediterraneo a 48 miglia dalle coste libiche. La decisione, adottata dal procuratore Giuseppe Pignatone e dal pm Sergio Colaiocco, è legata al fatto che la prima sala operativa ad aver ricevuto la notizia di un gommone in difficoltà è stata quella di Tripoli, informata di quanto stava succedendo intorno alle 13.30 di quel giorno.

Dall’istruttoria effettuata dai pm della capitale è infatti emerso che la sala operativa della Guardia Costiera italiana ha ricevuto la notizia dell’evento solo alle 14.21 dopo una segnalazione di un aereo da pattugliamento marittimo P72 del 41/o stormo di Sigonella dell’Aeronautica. In ogni caso, la stessa sala operativa si era attivata ricevendo alle 14.37 garanzie dai libici che fossero effettivamente loro ad assumere il comando Sar. Nel motivare la richiesta di archiviazione, i magistrati di piazzale Clodio hanno quindi fatto riferimento alla convenzione internazionale di Amburgo del 1979 secondo cui la responsabilità del soccorso spetta a quella sala operativa che per prima viene informata di una imbarcazione in difficoltà.

In effetti, la Guardia Costiera coordinata da Tripoli aveva già inviato una motovedetta verso il gommone che stava imbarcando acqua. Intorno alle 15.25, però, il mezzo libico ha dovuto fare marcia indietro per un problema tecnico. Nonostante ciò la Guardia Costiera italiana ha fornito un contributo alla causa provvedendo a lanciare l’allarme con un messaggio circolare a tutte le navi in quel momento presenti nel Mediterraneo in virtù di mezzi che i libici non hanno in dotazione. Del resto, è stata la nostra Marina Militare, che aveva il cacciatorpediniere Caio Duilio a 200 km di distanza, a recuperare gli unici tre superstiti (due ragazzi di 20 anni e uno di 29) inviando sul luogo del naufragio il proprio elicottero SH90. Il gommone, secondo quanto raccontato dai sopravvissuti, aveva lasciato le coste libiche alle ore 23 del 17 gennaio ed ha cominciato ad avere le prime difficoltà il giorno dopo intorno alle 12. Un’ora dopo, su quel gommone erano appena 50 i migranti ancora in vita. Il recupero dei tre superstiti è avvenuto tra le 16.30 e le 18.30.

 




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