L’Unione europea accoglie l’appello di papa Francesco e prende in mano la trattativa per trovare una soluzione condivisa per i 49 migranti a bordo delle due navi delle Ong Sea Watch e Sea Eye rispettivamente al sedicesimo e all’ottavo giorno di permanenza in mare senza che nessuno Stato voglia concedere un porto di sbarco.

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È personalmente il commissario europeo per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos a chiamare i leader europei per assicurare uno sbarco nelle prossime ore dei migranti fermi al largo dell’isola di Malta. “Stiamo consumando i telefoni”, dice la portavoce della commissione europea. Ma al momento con risultati alterni, perché se Olanda, Germania e Francia hanno confermato la disponibilità a prendere una parte dei migranti, l’Italia resta ferma con il suo no. Ancora questa mattina il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha ribadito la chiusura totale all’arrivo in Italia persino delle donne e dei bambini e dei loro familiari a cui invece hanno aperto il premier Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio. E, di conseguenza, resta ferma nel suo no, “per non creare un precedente”, anche il governo maltese che non intende dare l’ok all’approdo delle due navi nel porto de La Valletta.

Sull’esito dei colloqui con i leader europei la commissione Ue informerà nelle prossime ore il Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti dei Paesi membri presso l’Unione. “Serve più solidarietà – ha detto la portavoce – bisogna trovare una soluzione sostenibile per l’arrivo dei migranti nel Mediterraneo”.

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A bordo intanto la situazione si fa sempre più delicata. Da oggi acqua razionata mentre l’equipaggio delle due navi ha paura di gesti di autolesionismo dei migranti ormai consapevoli dell’impasse politico di cui sono ostaggi.


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Mario Calabresi
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