“Ho appena firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal Nuovo Decreto Sicurezza. Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficanti”. Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Da parte sua, l’ong ribadisce: “Noi non riporteremo mai nessuno in Libia”. Così la portavoce della Ong Sea Watch Giorgia Linardi, ripetendo quanto il comandante aveva già detto ieri, ovvero sia che “la Libia non è un porto sicuro”, dicendo così di volgere la prua verso Lampedusa e chiedere all’Italia la concessione del porto sicuro mentre il ministro Salvini la accusava di essere una “nave illegale” e di “sequestrare i migranti” che avrebbero dovuto essere riportati a Tripoli, un porto che sia l’Unhcr che l’Oim hanno indicato come non sicuro invitando le autorità a fornire alla Sea Watch una diversa destinazione.

“Le persone a bordo ci hanno raccontato di aver trascorso lunghi periodi di detenzione in Libia – continua Linardi in un video postato su Twitter – e di aver subito vessazioni inenarrabili. Una persona ci ha raccontato di essere stato costretto a seppellire cadaveri per preparare il centro di detenzione alla visita di operatori esterni cercando di renderlo più presentabile. Anche il più piccolo dei naufraghi che ha solo 12 anni è stato imprigionato, senza un valido motivo. Un’altra persona ha raccontato di essere stata venduta ed ha lavorato come servo per riconquistarsi la libertà e partire per mare. Molte persone raccontano di essere state riportate indietro. Un altro naufrago ci ha raccontato di aver assistito all’uccisione di un familiare con un colpo di kalashnikov sempre mentre era in detenzione. Noi non riporteremo mai nessuno in un Paese in cui avvengono queste cose e ci aspetterremmo che i nostri Governi si impegnassero perché questo non avvenga invece di alimentare la spirale del traffico”.

La nave Sea Watch 3 con a bordo 52 migranti, è a 15 miglia dall’isola di Lampedusa. Da due giorni è in acque internazionali. Le questione, per la portavoce della Commissione Ue, Natasha Bertaud, si risolve in partenza: “Tutte le navi con bandiera europea devono seguire le regole internazionali e sulla ricerca e salvataggio in mare, che significa che devono portare le persone in un porto che sia sicuro. La Commissione ha sempre detto che queste condizioni non ci sono attualmente in Libia”. Quanto allo sbarco, “in generale la Commissione non ha le competenze per decidere se e dove” può avvenire, rimarca Bertaud, “è una questione sotto la responsabilità del Centro nazionale di coordinamento di soccorso marittimo (Mrcc), che ha in carico le operazioni”

 


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