Davvero una beffa per i 43 migranti da una settimana a bordo della Sea Watch che pendola ancora subito fuori dalle acque territoriali italiane di fronte Lampedusa con il divieto di ingresso firmato dai ministri Salvini, Toninelli e Trenta. Mentre per loro il porto dell’isola resta chiuso per altri 45 migranti, arrivati autonomamente a bordo di una piccola barca in legno, nessun problema. Sono stati portati a terra da una motovedetta della Guardia di finanza che li ha avvistati quando erano già in prossimità dell’isola. I migranti ( tra cui due bambini ed una donna incinta) provengono da Kenya, Somalia, Costa d’Avorio e Senegal. Molte delle persone sbarcate erano visibilmente disidratate per il viaggio. I migranti sono stati portati nell’hotspot dell’isola. A darne notizia i volontari di Mediterranean hope.

Da questa sera intanto a Lampedusa partirà una manifestazione di protesta per chiedere lo sbarco dei 43 a bordo della Sea Watch. ” Dormiremo sul sagrato della Parrocchia San Gerlando a Lampedusa, fino a quando i naufraghi e l’equipaggio a bordo della Sea-Watch non verranno fatti scendere a terra, in un porto sicuro, come è giusto che sia – dicono gli attivisti del Forum Lampedusa solidale – A Lampedusa, decine e decine di volte in questi anni le persone migranti hanno scelto la parrocchia di San Gerlando come luogo in cui riunirsi e incontrare chiunque fosse disponibile a conoscerli, parlare con loro e ascoltarli. A 15 miglia da Lampedusa, i passeggeri della SeaWatch3 non hanno quella stessa opportunità – sottolinea il Forum -, guardano le luci dell’isola e aspettano di conoscere il proprio destino. L’Europa e l’Italia continuano a negare loro il permesso di toccare terra”.

Anche l’Oim ( l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) lancia un appello “affinché sia garantito quanto prima un luogo di sbarco sicuro per migranti soccorsi lo scorso 12 giugno nel Mediterraneo dalla nave SeaWatch3. La situazione nel paese resta ancora estremamente pericolosa a cause dei violenti scontri militari che anche in questi giorni stanno continuando intorno alla capitale e che dall’inizio di aprile hanno causato oltre 90.000 sfollati”, afferma Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento Oim del Mediterraneo. “Si tratta di un contesto molto drammatico, confermato anche dai migranti sbarcati recentemente in Italia. Inoltre è necessario ancora sottolineare come, dopo lo sbarco sulle coste libiche, i migranti – compresi i bambini – sono inviati in centri di detenzione le cui condizioni sono ancora da considerarsi inaccettabili e inumane. Resta ancora impossibile garantire la protezione dei diritti dei migranti trasferiti in questi centri. Suscita inoltre grave preoccupazione che in assenza di interventi da parte dei governi per ridurre i morti in mare, le operazioni di soccorso delle organizzazioni non governative siano deliberatamente scoraggiate”.


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