MILANO – I nomi giusti nelle caselle giuste con una chiara definizione dei compiti. E’ questo il piano dirigenziale di Elliott per il Milan al termine della prima stagione dell’hedge fund americano alla guida del club rossonero. La prima annata non ha prodotto gli esiti sperati: squadra fuori dalla Champions, nessun incremento concreto nei ricavi e ancora problemi con la Uefa per il fairplay finanziario.

L’imperativo di aumentare i ricavi

Per tutti questi motivi è in corso una nuova modifica nell’organigramma della società. Lo scopo è anche quello di evitare sovrapposizioni nella catena decisionale. L’innesto di Boban permetterà di dividere meglio i compiti ai vertici. L’ex centrocampista croato – ora vicesegretario della Fifa compagno di squadra di Leonardo e Maldini ai tempi dello scudetto di Zaccheroni 20 anni fa – avrà una funzione quasi da amministratore delegato della parte sportiva chiamato a mantenere i contatti con le istituzioni internazionali e delineare le strategie principali. Bisogna solo capire i tempi della sua separazione da Gianni Infantino che lo ha voluto a Zurigo ed è stato appena rieletto presidente. A quel punto Gazidis si potrà dedicare principalmente agli aspetti economici cercando di rimediare a quello che finora è stata la critica principale rivolta all’ex manager dell’Arsenal: non aver incrementato i ricavi nei suoi primi mesi da ad del Milan. Il club rossonero infatti continua a bruciare circa 8-10 milioni al mese e non si vedono all’orizzonte nuovi introiti in grado di invertire la tendenza in maniera decisa. Solo cessioni importanti a giugno (in particolare Donnarumma) potranno limitare un pesante “rosso” anche del bilancio 2018-19.

Il dilemma Tare

Paolo Maldini, nella funzione di direttore tecnico, sarà la figura principale di raccordo tra club e squadra insieme all’allenatore che infatti è stato voluto fortemente dall’ex capitano rossonero: Giampaolo, sempre più vicino dopo aver negoziato la risoluzione del suo rapporto contrattuale con la Sampdoria. Servirà ancora qualche giorno per sciogliere la riserva, ma il nome di Giampaolo non sembra seriamente in discussione. Manca ancora la casella fondamentale per una squadra di calcio: il direttore sportivo. Lotito non molla Tare, il preferito dal Fondo Elliott disposto a offrire un ricco contratto all’ex centravanti. Ma non sarà facile strapparlo alla Lazio. In seconda fila, in caso di impossibilità di arrivare a Tare, piace Rui Costa che però ha un ruolo molto importante col Benfica. Seguono gli italiani Osti (alla Sampdoria con Giampaolo), Massara e Bigon.

Gli errori da non ripetere

Di sicuro il prossimo mercato dovrà essere programmato in maniera più ragionata e condivisa. Le ultime due sessioni hanno evidenziato qualche strappo a causa del cambio di proprietà (estate 2018) e degli inserimenti progressivi di nuovi dirigenti (gennaio 2019). Emblematica la dinamica degli acquisti di Paquetà e Piatek. Il brasiliano è stato bloccato nell’interregno tra la nomina di Gazidis e l’effettivo inizio del mandato del manager sudafricano. Quei 70 milioni spesi  a stagione in corso (obbligati quelli per Piatek dopo la partenza di Higuain) avevano il senso di rendere più avvicinabile la Champions League. Ma l’obiettivo sfumato ha modificato la prospettiva iniziale di quegli investimenti. Così Leonardo ha lasciato subito dopo la fine del campionato accasandosi ancora alla corte del Psg. Senza dimenticare le visioni differenti del brasiliano con Gattuso sull’utilizzo di Paquetà nelle due settimane intercorse tra le partite con Inter e Sampdoria a marzo (sostituzione all’intervallo nel derby, ingresso oltre la metà della ripresa a Genova) che possono avere provocato lo sfogo del tecnico prima della trasferta di Marassi con i blucerchiati. Sono tutte considerazioni che spingono a un rimpasto generale per riavviare la macchina con nuovi quadri dirigenziali e tecnici sincronizzati sulle onde di una stagione impossibile da fallire dopo sei campionati senza Champions.

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