MILANO – Uscendo dallo spogliatoio dello stadio di Marassi, prima di salire sul pullman che portava la squadra all’aeroporto Cristoforo Colombo per prendere il charter in partenza per l’Arabia Saudita, Higuain non sembrava affatto un esploratore di un altro campionato, la Premier League, ma al massimo un esploratore di Gedda, dove il Milan sta per tentare la difficile impresa di battere l’imbattibile Juventus nella finale di Supercoppa italiana. Il Pipita scherzava con Çalhanoglu e con Cutrone, davanti a lui c’era il capitano Romagnoli, più dietro Reina. Eppure, come ha ammesso con realismo Gattuso dopo la vittoria ai supplementari in casa della Sampdoria, che ha spinto il Milan nei quarti di finale di Coppa Italia, il caso Higuain esiste eccome: “Se dipendesse da me, lo chiuderei in una stanza a casa mia e gli darei da mangiare ogni due o tre ore”. Un rapimento in piena regola, per incatenarlo a Milanello. “Purtroppo non dipende da me. Decidono il calciatore e il suo entourage”.

UN GOL PER SPERARE – Sarri vuole Higuain e lui non lo dichiara ufficialmente, ma non gli dispiacerebbe giocare nel Chelsea e vivere a Londra. La questione è contrattualmente complicata, perché dipende anche dalla Juventus, proprietaria del cartellino: lo ha prestato al Milan per 18 milioni di euro l’estate scorsa, fissando a 36 la cifra dell’eventuale riscatto, al momento tutt’altro che sicuro. Così il Chelsea si è inserito. E così Morata, il centravanti spagnolo che non ha sempre spazio tra i titolari di Sarri, osserva più che mai interessato: l’ex juventino è legato all’Italia, ha moglie italiana e non disdegnerebbe il ritorno, anche se tutto, dalla formula dell’eventuale cessione all’ingaggio, andrebbe discusso e non si prospetta semplice. Per il momento Gattuso non si rassegna a perdere Higuain e confida in un decisivo gol risolutore a Gedda: se facesse vincere la Supercoppa al Milan, da ex contro la Juventus del rigore sbagliato a San Siro con annesso nervosismo (espulsione nel finale, ira funesta, lungo digiuno dal gol), poi sarebbe più semplice convincerlo a non andarsene a Londra. La vittoria del Milan contro la Juventus, in verità, viene data per altamente improbabile dai bookmakers, che la quotano a 6,32 e considerano più verosimile l’approdo a Milanello di Morata o del belga Batshuayi, altro centravanti in cerca di squadra, dopo il mezzo fallimento al Valencia.

IL NUOVO TRIO – Intanto, con Suso infortunato e squalificato e con Higuain appunto più che mai in bilico, Gattuso deve affidarsi alle certezze. La più importante è che Cutrone, tornato a segnare in trasferta da quasi un anno, resta il più affidabile attaccante nelle situazioni complicate: entrato per battere la Sampdoria nei supplementari, ha eseguito il compito, con due gol di classe. Cutrone fa parte di un trio ideale che può diventare la vera novità del Milan nella seconda parte della stagione: lo completano il neoacquisto Paquetà, che contro la Sampdoria ha debuttato nel calcio italiano, e il redivivo Conti, che di fatto può a sua volta considerarsi un neoacquisto, data la lunga assenza per infortunio. Paquetà ha mostrato subito entusiasmo, non ha cercato di strafare e si è adattato anche a correre in copertura. Gattuso è stato chiaro sulle sue caratteristiche: “E’ un talento, ma sa giocare per la squadra e ha il senso tattico nel dna. Non bisogna spiegargli le cose due volte. Per certi versi tatticamente è un brasiliano atipico”. Conti è entrato ben oltre la metà del primo tempo supplementare e ha subito azzeccato il cross decisivo: intraprendenza e intuito non gli mancano. Nemmeno la convinzione che nulla sia impossibile: “Dobbiamo giocare sempre per vincere: anche contro la Juventus lo faremo”. Dall’esito, almeno per una piccola percentuale, dipende il futuro di Higuain.


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Mario Calabresi
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