Milano, le motivazioni della condanna a Formigoni: “Vacanza a spese altrui è corruzione”


I giudici della Corte d’Appello: “Impossibile applicare le attenuanti generiche”


Le vacanze a spese altrui sono da considerare un’utilità che configura il reato di corruzione. A dirlo sono i giudici della quarta sezione penale della Corte d’Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui hanno condannato l’ex presidente di Regione Lombardia a sette anni e sei mesi nel procedimento legato al crac del San Raffaele e al dissesto finanziario della Fondazione Maugeri di Pavia (in primo grado la condanna era stata a sei anni).
I giudici hanno motivato l’impossibilità di applicare le attenuanti generiche (e quindi l’aumento di pena rispetto al primo grado) sostenendo che “lo stato di formale incensuratezza soccombe” alla luce di un’altra vicenda, quella di Guarischi, condannato definitivamente a 5 anni per corruzione e in cui la corte d’appello aveva individuto rapporti “obbiettivamente in termini clientelari” tra Guarischi e Formigoni. Per altro con meccanismi e schemi corruttivi molto simili alla vicenda Maugeri, hanno spiegato i giudici.

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“E’ una sentenza senza fondamento e senza verità”: così l’ex governatore Formigoni ha commentato le motivazioni della sua condanna. “Parole parole parole – ha aggiunto, mantenendo la linea che ha tenuto in questi anni di processo -, tante parole della Corte, ma neanche una prova, neanche un fatto per cercare di motivare la mia condanna. Perché le prove non ci sono, gli atti corruttivi non ci sono, e la mazzetta non c’è”.

19 ottobre 2018 – Aggiornato alle







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