ROMA – Ho creato l’acchiappa-mostri perfetta: una creatura marina in grado di far girare la testa agli esseri più orripilanti. Ne ho scelto il nome, evocativo di uno spirito ribelle, AnarkOs, e ne ho definito le sembianze. Ha gli occhioni annacquati e un corpo mozzafiato di cui fa bella mostra nella foto del profilo che la vede passeggiare su una spiaggia tropicale in bikini. Una volta sicura di averla resa l’incontro ideale, quello in cui tutti i mostri vorrebbero avere la fortuna di imbattersi, è arrivata la parte più difficile: trovarle l’amore, e non “il solito sesso”, su un’applicazione di dating di nome MonsterMatch.

Le minoranze discriminate

Si tratta di una sorta di Tinder per mostri. E proprio come la app per umani al primo accesso mostra le immagini di una serie di papabili candidati per AnarkOs. Il primo è un gorilla volante: sembra simpatico, così decido di cliccare a destra, sul cuoricino. Quando, invece, vedo il vampiro non ho dubbi. Il dito si sposta a sinistra, sopra la croce rossa: non ho voglia di vedere quel ceffo con gli incisivi aguzzi mai più in vita mia. Ok, è solo un videogame, ma MonsterMatch funziona sfruttando la stessa tipologia di algoritmi che viene usata nelle reali app per appuntamenti, come Tinder o Bumble, e ha l’obiettivo di renderne manifeste le mostruosità. “Spesso questi strumenti discriminano le minoranze, etniche, sessuali o religiose, e possono impedirti di incontrare l’anima gemella”, spiega a Repubblica Ben Berman, sviluppatore 29enne e creatore del gioco. L’idea gli è venuta divertendosi a guardare gli amici scervellarsi per scegliere l’immagine del profilo in cui sembrano più ganzi, o per scrivere la biografia più simpatica con la speranza di avere maggiori chance di rimorchiare su Tinder, “quando in realtà non conta poi molto ciò che fai, quanto i like complessivi degli utenti”. Un concetto che lo sviluppatore ha deciso di mostrare pragmaticamente tramite MonsterMatch che è stato realizzato in tre mesi grazie al finanziamento di Mozilla e con il contributo di designer e scrittori.

Il filtraggio collaborativo

Ne è venuto fuori un videogame che ricorda i vecchi Atari e i cui mostri rappresentano, parossisticamente, le personalità in cui possiamo inciampare nella vita reale, durante la faticosa caccia all’anima gemella. Come il pretenzioso elfo che interrompe ogni comunicazione se si sbaglia a indicare la marca del proprio champagne preferito. O il bellissimo unicorno che, però, può incontrare solo chi non ha ancora mai fatto sesso e saluta, quasi tutti, con rimpianto. Non mancano i rimandi al cinema come nel caso di Blob, protagonista di un film culto degli anni Cinquanta: una creatura informe e gelatinosa che ingloba tutto al proprio passaggio. Ma MonsterMatch non è solo divertente, è soprattutto istruttivo, swipe dopo swipe spiega il perché delle immagini che vengono mostrate. Si scopre così che le prime creature a cui è stata accoppiata AnarkOs sono il frutto di una tecnologia definita di “filtraggio collaborativo”, cioè algoritmi che si basano sull’opinione della maggioranza per prevedere in anticipo cosa può piacerci o meno, limitando di molto la cerchia dei potenziali partner.

Non solo app di dating

È in pratica lo stesso sistema dietro le raccomandazioni di Amazon, Netflix, o Spotify — quando leggiamo “Se ti piace questo, allora ti interessa anche…” — e non si limita solo alle app di dating, ma è pervasivo, annota Claudio Agosti, analista di Algorithms exposed: un progetto di ricerca finanziato dalla Commissione europea che si propone di far luce sul funzionamento della personalizzazione algoritmica sui social network. Lo troviamo tanto su Facebook, dove stabilisce le notizie che leggiamo, quanto su YouTube, dove suggerisce i video da guardare. Nel caso delle applicazioni per appuntamenti mette lo zampino negli affari di cuore. Separando AnarkOs dall’amore della sua vita con un paio di formule matematiche. Facciamo un esempio usando MonsterMatch. Un lupo mannaro, prima di me, ha fatto la sua scelta: ha “cuorato” uno zombie e poi bocciato un vampiro. Così, se anch’io dovessi apprezzare lo zombie, non vedrò mai comparire tra le opzioni il vampiro perché l’algoritmo fa una scelta automatica partendo da una presunzione: a chi piace lo zombie non piace il vampiro. Il campo si restringe ulteriormente quando, dopo i primi like, si sommano le nostre preferenze. Bastano tre sole decisioni perché l’algoritmo rimuova il 48% dei profili di MonsterMatch che corrisponde a circa 3,9 milioni di utenti sulla reale Tinder.

Come aumentare le proprie chance su Tinder

“È una sorta di effetto collaterale di una tecnologia pensata per suggerirti il meglio del meglio — prosegue Berman — e, invece, limita le possibilità. Credo che tutti debbano avere uguali opportunità di trovare l’amore online e gli sviluppatori delle app per appuntamenti dovrebbero rendere il codice degli algoritmi che usano più trasparente in modo da permettere una verifica esterna”. Una trasparenza che consentirebbe di rendersi conto se l’algoritmo sta discriminando o meno determinati individui e, in caso, di porre tempestivamente rimedio. Berman è fiducioso: il mercato, sempre più competitivo, spinge in questa direzione. Ma nel frattempo lo sviluppatore, che l’amore l’ha trovato e non ha più bisogno delle app di dating, suggerisce un trucco per aumentare le proprie opportunità su Tinder: “Cancellare il profilo esistente e crearne uno nuovo utilizzando credenziali totalmente diverse, come un nuovo numero di telefono. Così elimineremo le tracce delle nostre preferenze e potremo ricominciare da capo”. Pronti a nuovi, mostruosi, incontri.

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