ROMA. Un nuovo incontro si è tenuto oggi al Cairo tra il procuratore generale della Repubblica araba d’Egitto e una delegazione della procura di Roma, guidata dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, in merito alle indagini sul sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni. Incontro durante il quale i pm di piazzale Clodio hanno annunciato la prossima iscrizione di alcuni soggetti nel registro degli indagati. Nel corso del vertice, infatti, gli inquirenti italiani e quelli egiziani hanno scambiato i rispettivi punti di vista sullo stato dell’inchiesta.

“La delegazione italiana ha rappresentato gli esiti degli approfondimenti investigativi svolti sulle attività condotte da Regeni nell’ambito del dottorato di ricerca – spiega una nota congiunta diffusa al termine dell’incontro – la squadra investigativa egiziana ha invece presentato gli esiti degli accertamenti tecnici condotti sulle registrazioni video delle telecamere del circuito di videosorveglianza della metropolitana del Cairo in data 25 gennaio 2016, e in particolare ha riferito in ordine alle ragioni delle mancate registrazioni rilevate quella sera”. Entrambe le delegazioni, si legge ancora nella nota, “hanno poi riaffermato la determinazione a proseguire le indagini e incontrarsi nuovamente nel quadro della cooperazione giudiziaria, sino a quando non si arriverà a risultati definitivi nell’individuazione dei colpevoli dell’omicidio di Regeni”.

La procura di Roma, quindi, ha annunciato che si accinge a formalizzare l’iscrizione sul registro degli indagati di alcuni dei nove soggetti, tra poliziotti egiziani e 007 del servizio segreto civile, identificati dagli investigatori di Ros e Sco e ritenuti coinvolti, con ruoli differenti, nel sequestro del 28enne ricercatore di origine friulana e nelle attività di depistaggio scattate all’indomani del ritrovamento del cadavere. I pm romani hanno precisato che l’iscrizione di quei nomi costituisce un passaggio obbligato e non più rinviabile a questo punto delle indagini per il nostro ordinamento processuale, un atto che invece la legislazione egiziana non contempla.


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Mario Calabresi
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