NAYPYIDAW (Myanmar) –  Ci sono a volte storie che andrebbero investigate proprio come fa il bambino cronista Jay Jay, creato da Wa Lone, giornalista birmano agli arresti. Un po’ prende spunto dal personaggio di Tin Tin di Georges Remi, un po’ dalle storie del suo Paese, il Myanmar meglio noto come Birmania. Da un anno, Lone è in carcere con un suo collega della Reuters per aver raccontato che cosa stava accadendo nello stato dell’Arakan, dove fuggivano nel terrore centinaia di migliaia di musulmani dell’etnia Rohingya. Il settimanale Time ha dedicato recentemente loro una copertina, così come ad altri reporter vivi o morti. Li accusano di rivelazione di segreti di Stato, anche se successivamente alle loro scoperte documentali sul massacro di 10 uomini gettati in una fossa comune da soldati e civili, il governo di Aung San Suu Kyi e i militari hanno ammesso l’episodio e punito i responsabili.

La serie Third story project. Già appassionato di libri per ragazzi, quando era un cronista libero, Wa lavorò con un amico editore ad una serie chiamata Third story project, per distribuire letteratura ai bambini poveri birmani. Lo stesso amico Ei Pwint Rhi Zan lo ha contattato attraverso sua moglie che è l’unica ad avere accesso al carcere per scrivere una storia che potesse sviluppare il pensiero critico nei bambini e introdurli – nonostante tutto – al giornalismo, attraverso un ragazzo curioso che domanda sempre perché. Dall’entusiasmo di Wa nasce il racconto “Jay Jay il giornalista”, che finisce con il trionfo della giustizia e la gloria per Jay Jay, ben diversa dalla sorte riservata a lui e al collega Reuters per aver cercato una verità non romanzesca su ciò che stava avvenendo nell’Arakan.

La scoperta di Jay Jay. E’ la storia di un villaggio della fantasia ma non troppo dove gli animali da lavoro cadevano morti senza una spiegazione e le risaie si seccavano, mentre i contadini non potevano far altro che pregare contro gli spiriti cattivi. E qui entra in scena un ragazzino della scuola di nome Jay Jay – alter ego di Wa Lone – temuto anche dagli insegnanti per la sua curiosità petulante. Scettico per natura Jay Jay non credette alla storia degli spiriti e scoprì che erano le fabbriche a monte a provocare morti e siccità. Finalmente vennero presi provvedimenti e il bambino giornalista divenne un idolo.”All’inizio, avevamo dei timori perché era sotto pressione e in una situazione spiacevole”, ha detto Ei Pwint ad Al Jazeera. “Ma volevamo anche tirarlo su di morale e sapevamo che poteva scriverlo, percio’ abbiamo osato chiederglielo. Era così eccitato che ha iniziato a lavorarci subito”. Lone ha anche curato i dettagli dei disegni e controllato le bozze e il libro è già in vendita con 6000 copie già stampate e donate per metà alle biblioteche dei villaggi.

Le verità svelate del governo di Aung San Suu Kyi. Figlio di coltivatori di riso, Wa Lone è nato e cresciuto in un villaggio di 500 persone di nome Kin Pyit a nord di Mandalay dove non molti giovani possono permettersi di studiare soprattutto senza volontà. Lui ce l’aveva e nel 2010 a Rangoon (la più grande città del Myanmar) ha aperto con un fratello un’agenzia di servizi fotografici. Presto si è fatto un nome sui giornali locali specializzandosi nei numerosi conflitti interni del Paese ma anche coprendo la cronaca della vittoria elettorale di Aung San Suu Kyi nel 2015, senza immaginare che sarebbe finito in cella sotto il governo della Nobel per la Pace, per aver detto una delle tante verità ancora nascoste dal suo governo.

La distribuzione di libri a bambini poveri. Wa Lone ha dedicato anche molto tempo in attività di beneficenza come la distribuzione di libri ai bambini e ha lavorato due anni con il Myanmar Times fino al passaggio nel 2016 alla Reuters. Nel 2014 scese in piazza assieme ad altri colleghi contro la condanna a 14 anni di un gruppo di giornalisti accusati di rivelazione di segreti ufficiali, lo stesso reato per il quale si trova anche lui in cella da un anno. Ha raccontato il suo amico editore Ei Pwint Rhi Zan Al Jazeera: “Ogni volta che viaggiava, portava i libri di fiabe, li leggeva ai bambini e li distribuiva: ama davvero i bambini e ha espresso il suo amore aiutandoli in modi diversi”. E’ una testimonianza particolarmente toccante perché Wa Lone non ha potuto vedere che in rari momenti dopo i processi la figlia nata ad agosto quando lui era già in carcere.

La forza dei bambini che fanno domande. Nonostante gli appelli giunti da tutto il mondo nessuno sa quando sarà in grado di riabbracciarla, ma con la determinazione tipica dei birmani, mentre andava in stampa il primo libro ha già ultimato le bozze di un nuovo titolo della serie, dove stavolta – rivela l’editore – ci sarà ad affiancare Jay Jay “un forte personaggio femminile”, anche lei curiosa come il suo amico perché – spiega Ei Pwint – “nella nostra società abbiamo bisogno di bambini che fanno domande e indagano su dove vivono”.


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Mario Calabresi
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