Ricerche sospese. Daniele Nardi e Tom Ballard restano dispersi sul Nanga Parbat, dentro quelle due sagome blu e rossa (i colori delle loro giacche a vento) avvistate sullo Sperone Mummery che stavano cercando di scalare. Quelle immagini, le sagome, erano state carpite dal potente telescopio di un altro grande dell’alpinismo, il basco Alex Txikon, messosi a disposizione con la sua spedizione per portare soccorso ai due alpinisti che avevano provato a salire sulla nona montagna più alta del mondo, in Pakistan. Le operazioni di recupero sulla parete Diamir, però, sono state definitivamente sospese: il maltempo ha reso impossibile avvicinarsi. Il materiale (effetti personali, attrezzatura e computer portatili) è stato recuperato dal campo base e sarà restituito alle famiglie.

Lunedì scorso, non senza problemi causati dal maltempo, le squadre di soccorso erano riuscite a effettuare una ricognizione in elicottero, martedì il team di Alex Txikon era entrato in azione a piedi e con l’utilizzo dei droni si è spinto fino a 6.500 metri. Un elicottero aveva individuato una tenda del campo 3 invasa dalla neve e nell’area si sono scorte tracce di valanga sul pendio che indica la pericolosità della zona. Daniele Nardi e Tom Ballard erano partiti lo scorso dicembre con la volontà di entrare nella storia dell’alpinismo: la scalata del Nanga Parbat in inverno.

Ora la spedizione è stata chiusa. Forse un giorno, durante la stagione estiva, qualcuno proverà a recuperare le “due sagome umane”, due puntini a 6.000 metri di altezza sulla via impossibile, mai da nessuno percorsa in salita. Una sola volta, nel giugno del 1970, venne affrontata in discesa dai fratelli Reinhold e Guenther Messner, che avevano sbagliato via. Finì tragicamente, anche allora: Guenther morì e i suoi resti furono trovati trent’anni dopo nel punto che il fratello aveva sempre indicato.

Un ultimo saluto a Tom Ballard, su Facebook, lo ha dato Stefania Pederiva, la fidanzata dell’alpinista britannico che con lui ha vissuto a Vigo di Fassa, in Trentino. “La montagna prende, la montagna dà”, si legge sul post: “Il mio cuore è completamente annegato, non ci sono o saranno mai parole adatte a descrivere il vuoto che hai lasciato. Un dolore straziante e una forte rabbia per non aver ascoltato le mie costanti parole che ti dicevano che su quella montagna non dovevi andare, i tuoi sogni non erano lì, per questo madre natura non ti ha più protetto. Ringrazio l’universo per avermi regalato una persona così speciale, non restano che i magnifici ricordi dei tempi trascorsi insieme che sono i più belli della mia vita. Ti ritroverò nella natura, nei fiumi, negli alberi, nelle montagne, tu sarai sempre la mia roccia più bella”.

Daniele Nardi, 42 anni, nato a Sezze (in provincia di Latina), aveva già scalato Everest e K2. Sul suo sito, in preparazione dell’ultima spedizione, aveva scritto: “Cosa spinge un individuo a patire freddo, disagi, intemperie, fatiche inumane? Tre anni dedicati a un progetto visionario: le invernali al Nanga Parbat. Una sfida al limite del possibile, che porterà la spedizione a dover scegliere tra la vetta e la vita in un susseguirsi di colpi di scena e in uno scenario montano tra i più belli del mondo”. Tom Ballard aveva 31 anni: era figlio della scalatrice Alison Jane Hargreaves, che si arrampicò su montagne quando era incinta di Tom e morì nel 1995 per una tempesta che sorprese sette alpinisti in discesa dal K2. Nato in Inghilterra a Peak Discrict, Tom era cresciuto nelle Highlands scozzesi coltivando i più ambiziosi sogni da climber. Anche in nome della madre.


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