NAPOLI – Dalla chiamata di De Laurentiis al grande rapporto con Sarri e Ancelotti, dalle scoperte di mercato (Schick e Lasagna) a qualche rimpianto (Tolisso su tutti): il direttore sportivo del Napoli, Cristiano Giuntoli, si racconta a cuore aperto ai microfoni di Sky Sport 24 tra la gavetta passata e i progetti futuri.

“DELA COME UN PADRE” – Per Giuntoli il calcio è una passione nata fin da piccolo: “La mia famiglia mi voleva dottore o architetto. Ma io vedevo solo il calcio. Da calciatore non avevo grandi doti, non arrivato al massimo in Serie C. A 24 anni dicevo già che la mia grande aspirazione era quella di fare il dirigente sportivo”. Detto, fatto: anni di gavetta al Carpi, poi la grande chiamata di De Laurentiis: “Quando mi telefonò per propormi il lavoro non capii più niente – ammette -. Aurelio nei miei confronti ha davvero un occhio di riguardo speciale e mi tratta come un figlio. Mi ha accolto nella sua famiglia, una famiglia splendida, con me non è mai stato arrogante, non ha mai alzato la voce. Ricordo la prima telefonata che mi fece, stavo andando a vedere una partita dei Playoff di Serie B l’anno che si vinse, De Laurentiis era insieme all’ad del Napoli, Andrea Chiavelli ed è lui che mi chiese un incontro. Ma io pensavo che gli potesse interessare qualche mio calciatore. Io avevo degli impegni e gli dissi se potevamo vederci la settimana successiva, ma loro avevano fretta e mi chiesero un incontro per la mattina dopo. Allora gli chiesi quale fosse il motivo: loro mi risposero che volevano parlare del Napoli perché erano interessati a me. A quel punto non ho capito più niente e chiaramente ho detto di sì”.

SARRI E ANCELOTTI – Giuntoli in pochi anni ha avuto la fortuna di lavorare con due grandi allenatori come Sarri e Ancelotti: “Maurizio volevo portarlo al Carpi, ma non ci fu l’accordo con i suoi collaboratori. Mi colpì perché dopo due ore di chiacchiere, ci confrontammo su diverse questioni e mi disse: io non vengo, ma tu arriverai in Serie A. Poi ci siamo ritrovati a Napoli”. Qualcuno dice che Sarri avrebbe voluto portarlo con sé al Chelsea: “Ci sentiamo spesso e sicuramente lui ha bisogno di una persona di fiducia che gli faccia da cuscinetto con la proprietà e con lo spogliatoio, ma come penso sia per tutti gli allenatori. Mi manca come uomo, perché è una persona straordinaria. Adesso ho la fortuna di lavorare con Ancelotti che mi sta dando grande amore e soddisfazioni. Quindi sicuramente Sarri non mi manca come allenatore, ma come uomo sì. Con Carlo siamo una grande coppia, è molto sicuro e per questo ha vinto. Mi ha trasmesso tanto, ma non solo a me anche alla squadra. Da parte del presidente è stata un’intuizione incredibile. Io non ci credevo, onestamente. Non pensavo che un allenatore di quel livello potesse accettare Napoli con questo entusiasmo. Invece ha sposato in pieno la causa, la città, sta benissimo a Napoli, si è inserito benissimo nel nostro contesto. Ci ha aiutato e ci aiuterà a crescere”.

RINNOVO VICINO – Dagli allenatori ai calciatori. Giuntoli svela di aver scoperto Patrik Schick: “Una partita che sembrava tra scapoli e ammogliati in un campetto della periferia di Serie B slovacca. Vidi questo ragazzo e corsi a svegliare il mio braccio destro Giuseppe Pompilio, erano le tre di mattina. Gli dissi: guarda ho visto un giocatore davvero forte”. Discorso simile per Lasagna: “L’ho guardato nel telefonino e ho visto che è uscito dal video da quanto andava veloce. Ebbi subito una sensazione e il giorno dopo gli feci firmare il contratto”. Un aneddoto su Milik: “Dall’Ajax a Napoli avevo paura che potesse avere un contraccolpo e allora sì, confermo, lo portai a Capri per convincerlo”. C’è spazio anche per i colpi mancati: “Il più grande rimpianto? Forse Tolisso, che avevamo chiuso e lo aspettavamo per le visite, poi il Lione riuscì a vincere i preliminari e ad andare in Champions e il ragazzo, all’ultimo, decise di rimanere in Francia”.

E su Ronaldo: “Abbiamo ottimi rapporti con Jorge Mendes. Ci fu proposto, ma per noi era un po’ fuori portata”. Sul futuro, che sarà ancora azzurro: “Rinnovo? Siamo molto vicini. Io sono contento di rimanere, mi trovo benissimo a Napoli e con la proprietà, lo stesso vale per l’allenatore. Quindi probabilmente sì, resterò”. Sfida alla Juve: “In questo momento è la squadra più forte d’Europa, mettersela dietro è un sogno. E’ difficilissimo, ma ci dobbiamo e ci vogliamo credere”. Ultima battuta su Cavani, che a quanto pare non tornerà: “E’ fortissimo, ma non credo che certi nomi siano coerenti con la nostra filosofia”.


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Mario Calabresi
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