Le hanno diagnosticato una polmonite, ma aveva l’intestino perforato. Secondo i riscontri effettuati su richiesta dei legali, ci sono anomalie da spiegare dietro il decesso di Rosa Di Vincenzo

L’odissea di Rosa ha avuto inizio il 15 giugno 2018, quando la donna è stata ricoverata all’ospedale di Frattamaggiore con forti dolori addominali.

I medici le hanno diagnosticato una polmonite e la hanno sottoposta a terapia antibiotica, che però non ha sortito effetti. Il 29 giugno Rosa è stata sottoposta ad una tac all’addome, ma intanto i dolori sono diventati sempre più forti e il 4 luglio, a seguito di una tac all’apparato digerente, è emersa la perforazione all’intestino, con infezione che si è estesa a tutto il peritoneo. La donna è stata operata d’urgenza e trasferita all’ospedale San Giuliano dove è morta il 15 luglio, a soli 56 anni. I familiari hanno deciso di vederci chiaro e hanno denunciato l’accaduto per sapere tutta la verità su quanto avvenuto.

La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta ma, attraverso il sostituto procuratore Vittoria Petronella, al termine delle indagini ha chiesto di archiviare il caso. I legali dei familiari della donna, gli avvocati Bruno Andò (Perroni e Associati), Luigi Ferrone e Federica D’Emilia, si sono opposti alla richiesta di archiviazione e hanno chiesto l’avocazione delle indagini preliminari da parte della Procura Generale della Corte d’Appello di Napoli, di fronte alle “grossolane anomalie” rintracciate nel caso. È Francesco Giaccio, figlio di Rosa, a portare avanti un’autentica battaglia per rendere giustizia alla madre, il cui calvario, durato esattamente un mese, si è concluso con il decesso avvenuto poco più di 6 mesi fa. Ed è così che spuntano fuori le presunte anomalie che i legali hanno portato alla luce a seguito dello studio delle carte.

«Le cartelle cliniche, secondo noi, sono state falsificate, probabilmente con l’intento di coprire le responsabilità di alcuni medici» spiega Francesco Giaccio. La copia della cartella clinica sequestrata all’ospedale di Giugliano, dove la donna era stata trasferita, non corrisponderebbe in pratica alla cartella clinica dell’ospedale di Frattamaggiore, nel quale la paziente era stata originariamente ricoverata. Il diario clinico dei giorni compresi tra il 28 giugno e il 2 luglio, spiegano i legali, risulta redatto su un foglio di carta bianco, e non sulle ordinarie pagine a righe della cartella. E dal confronto tra la cartella clinica rimasta a Frattamaggiore e la copia trasmessa a Giugliano, nella pagina relativa al 26 giugno 2018, emerge una sostanziale differenza: nella versione sequestrata a Giugliano, infatti, si legge la scritta “al torace MU presente; lamenta dolore lombare”, seguita da un rigo bianco. Mentre in quella acquisita all’ospedale di Frattamaggiore, dopo la frase compare magicamente la scritta “addome trattabile non dolente”. Anomalie che, in base alla ricostruzione dei legali, sarebbero sfuggite ai consulenti medico-legali nominati dalla procura, che nella loro relazione finale avrebbero preso in esame le cartelle cliniche senza considerare gli esami radiologici. «Ed uno dei due consulenti nominati dalla procura risulta essere sottoposto a indagini presso la procura di Salerno ed è destinatario di una misura cautelare di natura interdittiva da parte del gip del tribunale di Salerno. – prosegue Francesco, figlio di Rosa Di Vincenzo – Il professor Cipolloni, medico legale de “La Sapienza” di Roma, si è anche accorto del fatto che vengono citate tac di cui non sarebbero stati visionati i file video. Il 13 marzo abbiamo l’udienza camerale, durante la quale il giudice si pronuncerà in merito all’archiviazione o meno del caso. Fino ad oggi ho confidato nell’operato della magistratura, ma dopo aver avuto la notizia della richiesta di archiviazione ho ritenuto giusto informare l’opinione pubblica, perché quello che è accaduto a mia madre non accada a nessun altro. Ora pretendo che venga fatta luce sulla vicenda. Lo devo alla memoria di mia madre, a tutti i miei familiari e a tutte le persone che in questi mesi sono state vicine alla mia famiglia».


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