Ha scelto di dedicarsi agli altri, di aiutare il prossimo. Indossando la divisa della Croce Rossa, simbolo di solidarietà nel mondo. Un onore e una fatica, perché bisogna affrontare mesi di preparazione. Ma anche per Umar Ghuni, 25enne nato in Ghana, il prossimo è diventato aggressivo, insolente. Razzista.

Lui che lavora nel savonese, regolarmente assunto in una cooperativa, sabato scorso si è sentito dire: “Sporchi la divisa che indossi”. Non certo il primo insulto a lui rivolto: almeno il quarto, quinto episodio da quando Umar fa il volontario. E non solo nei suoi confronti, visto che insieme a lui c’è un altro ragazzo straniero.

Il 25enne era con gli altri militi della Croce Rossa di Loano a un festa, una sagra organizzata per autofinanziamento sul lungomare del Comune del savonese: “Più bruschette per una nuova ambulanza”. Stava offrendo alcuni gadget.

Dalla “Croce” di Loano spiegano che “ormai è stato superato il limite. E’ inaccettabile che un ragazzo d’oro, uno che ha scelto di aiutare gli altri, venga insultato, Ormai veniamo tutti attaccati come soccorritori, siamo diventati un bersaglio, ma lui e l’altro ragazzo straniero sono nel mirino più degli altri. E stiamo parlando di una persona sempre ‘positiva’, che riesce a prendere anche questi insulti vergognosi con il sorriso”.

A sconfortare è proprio la reazione rassegnata di Umar: “Quando ci racconta di questi episodi, fa spallucce e dice che è normale accada, perché lui è nero”. I militi della Croce Rossa di Loano, adesso, hanno deciso di mettere la foto di Umar insieme agli altri volontari su Facebook, e di denunciare pubblicamente la persecuzione razzista.

E’ recente, del resto, la campagna di Croce Rossa Italiana “Io non sono un bersaglio”. Perché ormai aiutare gli altri sta diventando un motivo di scontro, non solo verbale. Per Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana, “colpire chi porta soccorso significa annichilire la speranza”. Umar, quantomeno, la speranza non l’ha persa. E va avanti.


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