ROMA – “Mi raccomando, ora non bisogna montarsi la testa”. La raccomandazione ecumenica, l’illuminazione del buon senso e dello spirito santo dopo l’ebbrezza della notte di Champions, arriva nello stesso momento, e sempre dalla stessa direzione, di chi parla di “predestinato”, di “favola”, di “astro nascente”, di “amore di Roma”, di “Piccolo Principe”, di “Re di Roma” (un classico), lo fonde insieme all’oro e dunque lo definisce il “Ragazzo d’Oro”, lo ribattezza “ZaniOro”, oppure lo racconta come “Peter Pan” che svolazza tra polverine d’oro (io…), lo santifica come “Superstar” (Jesus Christ), lo accomuna a Mbappé che mentre lui faceva gol al Porto conquistava l’Old Trafford,  e infine invoca di tirar fuori dalla sacra teca addirittura la maglia numero 10 che fu di Totti per investirlo dell’onore con la stessa cerimonia secolare di Westminster nell’incoronazione del Re o della Regina d’Inghilterra.
 
 1) ESPLOSIONE E CARATTERISTICHE
Insomma in tutto questo il diciannovenne Nicolò Zaniolo dovrebbe tenere la testa sulle spalle, volare basso, fare esibizione di modestia. Ma già quel “voglio fare molti altri gol per correre sotto la Sud” fa capire che il ragazzo ribolle d’istinto, d’intuito e di passione, tutte doti che accendono un fisico possente, scattante, ruvido quando serve. Se oggi si dovesse individuare la dote principale in assoluto, la migliore delle tante che pure possiede, è il famoso “senso della posizione”, il capire di dover stare a ruota di Dzeko – una partita straordinaria solo un pelo sotto quella di Zaniolo – per utilizzarne scie, conseguenze, derivazioni, scorie, suggerimenti. E dunque trovare il modo e il varco indispensabile per far gol. Dote che fece la grandezza di attaccanti come Paolo Rossi o Pippo Inzaghi, che però sono attaccanti puri, mentre lui è un po’ tutto: trequartista, esterno di destra, ma la sensazione è che da centrocampo in avanti potresti metterlo quasi ovunque. 

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2) IL FISICO POSSENTE
Il gol per Zaniolo è una vetrina, è la sintesi e l’esplosione del suo calcio giovane, ma quando serve  Zaniolo rincorre, entra duro, fa fallo, va in scivolata, sfrutta il fisico da 1,90 e 80 chili di peso. Per tutto il primo tempo di Roma-Porto Di Francesco ha dovuto tenerlo a freno sull’out destro, utilizzandolo più come schermo che come ariete, proprio per avere tempo e capire quale fosse il momento giusto per affondare nella melassa difensiva del Porto. 

  
3) COSI’ FA GOL 
E poi Zaniolo ha il guizzo, il controllo muscolare della pesante massa corporea in corsa, la frenata indispensabile per gli attaccanti di peso che devono sprintare al massimo, fermarsi all’improvviso e tirare, la girata nervosa in area nel breve, nella quasi assenza di spazio. Il primo gol al Sassuolo fu appunto una decelerazione improvvisa, portiere e difensori mandati a gambe levate per inerzia, e lo scavetto di sinistro dall’angolo destro dell’area piccola. Dallo stesso punto e sempre di sinistro, ma addirittura ritrovandosi semisdraiato da terra fece gol al Torino. Puoi farlo se hai un gran fisico che sostiene l’intuito, un po’ come gli slalomisti che guizzano tra i pali con due cosce così.

  
4) L’ESPLOSIONE IN SETTE MESI   
Tutto in sette-otto mesi, al massimo. A giugno Zaniolo arriva a Roma quasi come un nome qualsiasi inserito nell’affare Nainggolan all’Inter. A luglio Zaniolo partecipa agli Europei Under 19 e già lì il ct Mancini – grandissimo giocatore, uno dei tanti che potremmo mettere nel Pantheon di riferimento del nostro – e gli allenatori azzurri gli mettono gli occhi addosso. A settembre in una penuria assoluta di giocatori e senza che Zaniolo abbia nemmeno esordito in serie A, Mancini lo convoca in nazionale. Mossa un po’ provocatoria, ma nemmeno troppo, in fin dei conti il ct è già convintissimo delle sue qualità. L’esordio di Zaniolo nella Roma è addirittura a metà settembre a Madrid, titolare contro il Real: in una sconfitta brutta e traumatica (una delle tante in questa stagione) per la Roma. Da dicembre in poi Di Francesco, pur inguaiato per le critiche e gli sbandamenti delle squadra, ha l’intelligenza di assecondare l’onda e di scommetterci sopra a sua volta.

   
5) IL CARATTERE SPENSIERATO
L’ascesa è talmente rapida che Zaniolo diventa addirittura un giocatore quasi imprescindibile. In una Roma dai troppi alti e bassi, sconvolta da depressioni profonde, con l’allenatore sempre in bilico, Zaniolo Kid esplode con la sua faccia allegra, spensierata, uno che non ha la minima ansia, che è esaltato dalla sola possibilità di poter giocare in serie A in un grande stadio, che se ne frega ampiamente del contesto a volte duro e un po’ angosciante. Prende palla e va. E fa gol incredibili (i due in Champions sono seguiti ai tre in campionato a Sassuolo, Torino e Milan), belli, travolgenti, importanti, pesantissimi, che fanno esplodere lo stadio Olimpico. Che quasi ancora si chiede: ma chi è, e da dove viene questo qui?
  
6) L’AFFARE DI MONCHI E DELLA ROMA
Nicolò Zaniolo – toscano di origine ligure, figlio di Igor ataccante professionista degli anni 90-2000 senza grandi exploit – è una sorpresa per la Roma stessa, anche se è sicuramente un’intuizione del ds Monchi e del suo staff. Non gli si possono rimproverare tutti gli acquisti sbagliati e non rendergli merito dell’affare fatto e di aver messo sotto contratto forse il miglior talento oggi in circolazione del calcio italiano. L’evoluzione sembra essere quella di Chiesa, anche lui figlio d’arte, anche lui campioncino pronto a spiccare il volo.
  
7) IL CLAMOROSO FLOP DELL’INTER E DI SPALLETTI   
Ma sicuramente l’esplosione di Zaniolo Kid è un clamoroso, incredibile flop dell’Inter di Zhang, Ausilio e Spalletti. Non si esclude affatto che tra le tante tensioni interne ci sia anche l’accusa di aver “bucato” un calciatore così, per accontentare un allenatore bizzosamente innamorato della tracotanza di Nainggolan e garante dell’operazione in cui Zaniolo è finito quasi come omaggio. A Spalletti e Ausilio l’affare Zaniolo può essere rimproverato tanto quanto la mancanza di gioco e l’incapacità di mandare in gol Icardi.
  
8) SOLDI E QUOTAZIONE IMPAZZITA   
Sarà difficile se non impossibile volare bassi. Zaniolo Kid è già finito nel tritacarne dei media – inevitabile – si va a caccia di padre, madre, parenti e fidanzate. Ha già cambiato procuratore (da Castelnovo a Vigorelli), il suo contratto da 300mila euro l’anno fino al 2023 è un vincolo ma non una catena e la Roma dovrà adeguarlo il più presto possibile, la quotazione (4,5 milioni versati all’Inter) è già fuori controllo. Tanto da vergognarsi quasi a pronunciare la cifra: se Piatek è passato da 4 a 40 milioni in sei mesi…. Il suo nome era appuntato sul famoso bigliettino di Fabio Paratici, chief football officer (direttore sportivo?) trovato in un ristorante di Milano: Zaniolo 40. Quaranta milioni non basteranno. Sulla bocca di tutti i 100 milioni si sono già sfondati, ma non oggi, non ora. I tifosi felici e preoccupati al tempo stesso invocano per Zaniolo Kid un grande investimento sul futuro e di non considerarlo solo il prossimo affare Salah. Con Zaniolo la Roma deve cercare di vincere finalmente qualcosa dopo troppi anni di penura.
  
9) LA LAUREA DI BUFFON & C  
“Zaniolo deve essere lasciato crescere, e deve vivere il momento con equilibrio. Abbiamo un giocatore forte e lo sapevamo, teniamocelo stretto” dice Di Francesco. “Ha prepotenza fisica e tecnica, diventerà un campione” lo laurea il capitano Daniele Rossi.  Persino un’icona come Gigi Buffon lo celebra: “Mi ricordo il padre, grandissimo combattente, se ha preso il carattere da lui, e in più all’aspetto tecnico aggiungerà l’umiltà e la voglia di migliorare sempre siamo davanti a un talento incredibile”. Tutto il calcio oggi parla di un ragazzo di 19 anni.
  
10) LA MAGLIA NUMERO 10 E IL PARAGONE CON TOTTI  
Tutto questo immane castello di chiacchiere va a finire sulle spalle di Zaniolo Kid, che non dovrebbe dunque farsene toccare e restarne indifferente. Il ragazzo richiama già i grandi del passato: è imbarazzante fare paragoni, ma insomma i nomi sono quelli che conosciamo tutti e alla fine quello che gli somiglia di più è proprio quel signore che lo ha preceduto alla Roma con la maglia numero 10 addosso per 25 anni. Mi raccomando ora: non montarsi la testa…





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