STANDO alle posizioni ufficiali, per il momento i milioni di utenti Huawei – tanto per avere un’idea, la quota di mercato europea sfiorerebbe ormai secondo Canalys il 25% della torta degli smartphone – possono evitare il panico. La mossa decisa da Google di revocare la licenza per l’uso di Android al colosso cinese non dovrebbe comportare problemi per i dispositivi già venduti e quelli in stock, pronti alla consegna. Non sarà, insomma, retroattiva. Per ora, dunque, Google Play – il negozio delle applicazioni da quasi 4 milioni di programmini disponibili, dunque tutto il tran tran di download e aggiornamenti – e il sistema di sicurezza Google Play Protect, la suite completa di servizi anti-malware integrati in Android e nello stesso negozio che protegge ogni giorno due miliardi di dispositivi, continueranno a funzionare.
 
Ma è davvero così? E soprattutto, cosa accadrà con gli aggiornamenti futuri dell’ecosistema Android? Se sul secondo fronte è ancora troppo presto per rispondere, sul primo abbiamo provato a capire come funzionino i servizi di Google su un dispositivo Huawei, per l’esattezza un P30 Pro, top di gamma dell’azienda di Shenzhen svelato a Parigi lo scorso marzo e in commercio da un paio di mesi. La versione di Emui, la personalizzazione del sistema operativo di Mountain View, è l’ultima disponibile, la 9.1.0.153, la patch di sicurezza Android aggiornata ai primi di aprile. L’installazione di applicazioni non presenti sul telefono sembra procedere al momento senza problemi: è capitato con Spotify così come con Amazon Music, entrambe pronte sul dispositivo in pochi secondi. Anche con gli aggiornamenti, per esempio dell’applicazione di Facebook, nessun problema. Così, ovviamente, come nell’accesso al proprio account Google direttamente dalle impostazioni dello smartphone. Pochi sanno infatti che informazioni, privacy e sicurezza possono essere impostati anche direttamente dai setting del telefono.
 
I telefoni Huawei, così come del suo brand controllato Honor girano su versioni personalizzate di Android battezzate appunto Emui e Magic UI e continueranno insomma a funzionare senza problemi. Ci è appena tornato il gigante fondato da Ren Zhengfei, che pure in una dichiarazione ufficiale ha aperto lo spazio per lo sviluppo di un proprio sistema operativo (“Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza a tutti gli utenti a livello globale” si legge in una nota). Lo stop di Big G riguarda infatti solo i contratti che prevedono il rilascio di una licenza a pagamento di precise versioni di Android, equipaggiate con Play Store, Mappe, Gmail, Foto, Play Musica, Drive, Documenti, Fogli e così via. Come noto, esiste una versione di Android completamente open source meno versatile e priva di quella suite di app e servizi che fanno la vera differenza (e che, l’estate scorsa, sono stati al centro della maximulta da 4,3 miliardi comminata a Google dalla Commissione Ue). Huawei potrebbe senz’altro decidere di ripartire da lì per sviluppare un Emui, la versione del suo sistema operativo per i prossimi dispositivi (a iniziare dal pieghevole Mate X), come fa per esempio Amazon sul suo Kindle Fire. Sul quale infatti, ufficialmente, ci si deve accontentare delle app dell’Amazon Appstore. Ma rimarrebbe comunque tagliata fuori dall’universo delle applicazioni e dei servizi usati da miliardi di utenti.
 
Se, dunque, al momento le prove con un dispositivo Huawei non danno problemi e non ne daranno nei prossimi mesi – firmware e servizi collegati sono d’altronde coperti dagli accordi validi fino a oggi, si aprirebbero strade per cause miliardarie – i primi nodi potrebbero verificarsi con gli aggiornamenti futuri. Anche se pure in quel caso appare improbabile che sui telefoni già venduti spariscano da un giorno all’altro app come Gmail e il Play Store. Per quanto Huawei disponga già di un suo appstore rimpolpato nel tempo da cui, ovviamente, mancano grandi nomi come Facebook, Spotify e compagnia.
 
Verosimile dunque che – in attesa delle mosse di Microsoft, altrettanto fondamentali per il business dei laptop che girano su Windows 10 Home – il primo, vero stop si verifichi con un modello nuovo di zecca di Huawei, per esempio il successore del Mate 20 in arrivo in autunno di cui si sono intraviste indiscrezioni negli ultimi giorni oltre al già citato foldable, e il contemporaneo rilascio ufficiale di Android Q, cioè la prossima versione del robottino verde che dovrebbe essere resa disponibile per tutti gli utenti fra qualche mese, alla fine dell’estate. Fra l’altro, è già possibile installarla in beta per un certo numero di dispositivi. Su Mate 20 Pro e a breve sarebbe dovuta arrivare anche su altri modelli come Mate 20 X, P30, P30 Pro, Honor V20 e Honor Magic 2. La partita passa dalla sicurezza nazionale ma si scioglierà solo in base a quella commerciale.

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