ROMA – Le prime mirrorless della Nikon serie Z, fotocamere professionali con sensore full frame, confermano che la rivoluzione più annunciata della storia delle fotografia ha finalmente preso una sua forma. Non potrebbe essere diversamente anche perché questo segmento di mercato, dati alla mano, è l’unico tra le fotocamere a far registrare vendite incoraggianti. Ma soprattutto perché siamo dinanzi a un’architettura moderna per sviluppare macchine sempre migliori e in tempi brevissimi. Un segmento nel quale Sony ha fatto da apripista con prodotti già maturi, seguita dalle altre case che stanno proponendo soluzioni interessanti. Compresi gli storici colossi della fotografia, inizialmente scettici sulle mirrorless pro, che hanno mostrato di voler fare le cose sul serio. Prima Nikon e poi Canon. Mirrorless uguale futuro, dunque? Su questo concordano un po’ tutti gli addetti ai lavori. Anche se da qui a mandare in pensione reflex ce ne vuole. Almeno per il momento.

Nikon Z7 e Z6, la piccola grande rivoluzione delle mirrorless full frame

Ma torniamo alla Nikon Z7 e Z6, due fotocamere pensate per i professionisti ma anche, aggiungeremmo, per gli appassionati che vogliono mettere le mani sulle ultime innovazioni, i cosidetti “utenti evoluti”. Cominciamo col dire che le Nikon Z7 e Z6 sono praticamente identiche esteriormente, a parte la scritta in basso a destra. Come caratteristiche e come prezzo, ovviamente, differiscono. Premessa: chi scrive non è un fotografo professionista né un appassionato che si appresta a snocciolare i suoi benchmark. A quello pensano – e bene – le riviste specializzate che analizzano in ogni piccolo particolare un prodotto molto complesso come una fotocamera di fascia alta. Le nostre sono soltanto impressioni di uso: immagini,  video, praticità di utilizzo, robustezza, scelte di ingegnerizzazione e via di questo passo.

Nikon Z7 e Z6, la piccola grande rivoluzione delle mirrorless full frame

Abbiamo usato prevalentemente la Nikon Z7, che rispetto alla reflex tradizionale alla quale si ispira, ovvero la fortunatissima D850, risulta decisamente più piccola nonché molto più leggera considerando che le mirrorless per essere tali fanno a meno di specchio e pentaprisma. Anche se molti preferiscono avere una macchina di un certo peso, in certe situazioni la leggerezza è senz’altro un valore aggiunto. La Nikon Z7 pesa poco più di 670 grammi, con batteria e scheda, ben 330 in meno di una Nikon D850. E questo si sente subito. La sua ergonomia è eccellente e non fa rimpiangere – in movimento – le reflex più pesanti. Piace la semplicità con cui possiamo passare dalla modalità foto a quella video: una levetta posta sopra all’angolo alto del display, giusto in corrispondenza del nostro pollice. Così come “chiamano” le nostre dita i tasti funzione, piazzati dove ci aspetteremmo di trovarli. Molto efficace l’impugnatura. Le prime volte fa un po’ strano ma ci si abitua subito.

Nikon Z7 e Z6, la piccola grande rivoluzione delle mirrorless full frame

La chiave di volta di queste macchine è ovviamente nel grande attacco Z, con diametro di 55 millimetri, un 11 millimetri in più dell’attacco classico delle reflex Nikon, l’attacco F. Grazie a questa soluzione diminuisce anche la distanza dallo stesso all’attacco del sensore full frame, che adesso è di soli 16 millimetri. Questo sistema ottico fa entrare più luce sul frame e quindi permette di avere grandi aperture di diaframma. Il grande salto innovativo è proprio questo. Il nuovo attacco – ha fatto sapere la casa giapponese – schiude le porte a obiettivi con caratteristiche molto interessanti per i fotografi professionisti (e non solo), obiettivi luminosissimi con apertura sino a f/0.95. Un aspetto a cui prestare attenzione quando si usano le Nikon serie Z: nel momento di infilare obiettivo nella baionetta ci si deve muovere con estrema cautela. Questo per non toccare minimamente il sensore e rischiare quindi di danneggiarlo.

Nikon Z7 e Z6, la piccola grande rivoluzione delle mirrorless full frame

Dicevamo che viste da fuori le due Nikon Z7 e Z6 sono identiche (134 x 100,5 x 67,5 mm), compresa impermeabilità e resistenza alla polvere, ma all’interno sono diverse. La risoluzione, per esempio, vede la Z7 dotata di un sensore BSI CMOS retroilluminato da 35,9 x 23,9 mm da 45,7 megapixel mentre per la Z6 è da 24 megapixel. Anche per i punti di fuoco i numeri cambiano parecchio: nella prima sono 493 sul 90 per cento del fotogramma (utilissimo per la calibrare quando usiamo la macchina con la messa a fuoco manuale), mentre per la seconda si riducono a 273. Comunque tanti. Anche la sensibilità ISO differisce tra le due macchine: la Z7 ha quella nativa da 63 fino a 25000, la Z6 da 100 fino a 51.200. Tutte e due hanno wifi e bluetooth d’ordinanza, anche se manca il Gps. Dove la Z6 opera il sorpasso rispetto alla sorella maggiore è nella velocità di raffica e questo grazie alla minore pesantezza dei file immagine: la Z6 sfodera 12 scatti al secondo che nella Z7 scendono a 9 (la D850 ne fa 7). Niente di clamoroso, ma un punto per la Z6, che la rende molto efficace per esempio nella ripresa degli eventi sportivi o comunque di grande movimento. Le due nuove Nikon anche hanno una marcata differenza di costo: la Z7 è in listino a 4399 euro in kit con lo zoom NIKKOR Z 24-70mm f/4 S, mentre con la stessa configurazione la Z6 costa 2.979 euro.

Nikon Z7 e Z6, la piccola grande rivoluzione delle mirrorless full frame

Quanto alle ottiche, al momento ne sono arrivate sul mercato quattro. L’ultima in ordine di tempo è lo zoom ultragrandangolare Nikkor Z 14-30mm f/4 S s-line che si aggiunge al terzetto Nikkor Z 35mm f/1.8 S, Nikkor Z 50 f/1.8 S e Nikkor Z 24-70mm f/4 S. Nel 2019 sono dati in arrivo due zoom – un Nikkor Z 24-70mm f/2.8, più luminoso, e il Nikkor Z 70-200mm f/2,8 – e tre ottiche fisse: l’attesissimo Nikkor Z 58mm f/0,95 S Noct, il Nikkor 20mm f/1.8 e il Nikkor 85mm f/1.8. Ma va detto che la casa giapponese ha lanciato un adattatore FTZ a circa 250 euro che permette di usate le “vecchie” ottiche con attacco F: una compatibilità con oltre 90 obiettivi AF-S e AF-P. Non male. Noi l’abbiamo provato con lo zoom Nikkor 80-200 e il risultato è stato particolarmente buono, non abbiamo avvertito una perdita di prestazioni. Del resto con le ottiche DX a fare il “lavoro sporco” è il software: percepisce la differenza e quindi adatta l’immagine al nuovo obiettivo. Da ricordare: con le ottiche più vecchie l’autofocus è soltanto manuale. Quanto al software va detto che si possono gestire le funzioni delle Nikon Z anche con un’app per iOS e Android.

Nikon Z7 e Z6, la piccola grande rivoluzione delle mirrorless full frame

Certo, nelle Nikon Z7 e Z6 qualcosina si può ancora migliorare. Per esempio il pur luminosissimo display touch di 3,2 pollici (a 2.100.000 punti) non ruota a 360 gradi e questo certamente non piacerà agli amanti dei selfie e dei videoblogger che vogliono avvalersi di una macchina professionale. Non ha convinto la scelta di virare con decisione al singolo slot e per un XQD, mettendo da parte l’SD. È vero, Nikon punta su schede di memoria che come performance sono assai superiori alle SD – in termini di velocità e stabilità – ma costano anche molto di più e chiedono un adattatore per poter essere lette. La scelta di una doppia scheda, magari una XQD e una SD, avrebbe incontrato i favori di tutti. Ma se è stata fatta c’è sicuramente alla base un problema di spazio. Altro elemento che spiazza: i nuovi obiettivi Z hanno bisogno di essere sbloccati – con la rotazione dell’anello dello zoom – prima di poter scattare. Una frazione di secondo, d’accordo, ma che rischia di frenarci quando prendiamo la macchina tra le mani per fare uno scatto improvviso. Infine la batteria, per la quale Nikon dichiara 330 scatti: consuma parecchio più delle reflex ma questo è un problema che per ora riguarda tutte le mirrorless. C’è la possibilità di ricaricare la batteria senza toglierla dalla fotocamere grazie alla usb-c, a patto di avere la batteria EN-EL15b. 

Nikon Z7 e Z6, la piccola grande rivoluzione delle mirrorless full frame

Sia a Z7 che la Z6 offrono una qualità molto elevata con immagini di altissima qualità anche ai bordi (8256 x 5504 pixel la prima, 6000 x 4000 la seconda) e rassicura molto anche lo stabilizzatore a 5 assi montato direttamente sul sensore. L’esperienza d’uso è molto positiva, la leggerezza la si apprezza quasi subito così come la sua duttilità. Piace il mirino elettronico da 3.69 milioni di punti, che ci fa vedere fedelmente la foto che stiamo per scattare. Le riprese video sono in 4K fino a 30 fps, in Full HD fino a 120 fps e in slow motion sino a 30. Questa macchina si giova anche l’autofocus predittivo che, una volta agganciato il soggetto, riesce a seguirlo con grande fluidità e senza scatti. La sensazione di robustezza poi, pur in una fotocamera decisamente più piccola della reflex a cui siamo abituati, convince. Con questa innovativa architettura è facile prevedere che i prossimi modelli ci sorprenderanno ancora. Ma già questo primo vero passo di Nikon nel futuro della fotografia è nella giusta direzione. (d.v.)

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Mario Calabresi
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