FIUMICINO – Sono le due di notte, il cielo è scuro e denso di nuvole cariche di pioggia. Noemi Magni rientra nella sua Smart dopo aver preso le sigarette al distributore della stazione di servizio di fronte all’aeroporto, tra via Coccia di Morto e via dei Polpi, a Fiumicino.
C’è il suo chihuahua ad aspettarla. La tromba d’aria arriva all’improvviso, con raffiche di 100 km/h; arriva dal mare, corre per 600 metri sulla terraferma devastando tutto ciò che incontra e investe la Smart, la solleva e la scaraventa dall’altra parte della strada: la macchina sbatte contro il guardrail e sfonda la rete metallica dell’aeroporto. Un volo di oltre 200 metri.

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Noemi ha 26 anni: muore con il suo cane per un tragico caso del destino. Era uscita “al volo” per le sigarette. Abitava a pochi metri di distanza, amava la natura e gli animali, la pizza, Game of Thrones e la break dance, di cui voleva fare i campionati italiani. Ma soprattutto amava i chihuahua, ne ha avuti anche più di uno. Parlava quattro lingue, soprattutto inglese, francese e spagnolo, grazie ai suoi studi al liceo scientifico-linguistico. Dopo la scuola ha lavorato un periodo come guida turistica. “Era una ragazza molto forte e solare”, spiega Ilaria Maruotti, amica dal liceo: “Ogni volta che potevamo ci vedevamo per un caffè e le piaceva scherzare”. Sul suo account Facebook rimane la fragile tenerezza di una ragazza di 26 anni: aforismi su amore, amicizia, i sogni e le paure di chi deve affrontare la vita con i suoi problemi quotidiani. Era conosciuta a Fiumicino: con il padre Franco Magni gestiva lo stabilimento balneare Coco Bongo, dove organizzava serate a tema e aperitivi.

Anche Franco è un volto noto: ex centurione, nel 2012 e 2015 salì sul Colosseo e minacciò di buttarsi di sotto per protestare contro il Comune di Roma e i regolamenti sul turismo. Ora è un uomo sconvolto dal dolore: ha gli occhi arrossati, il volto contrito, non riesce a parlare. “Non si può morire così a 26 anni”, spiega Tommaso: gestisce i parcheggi negli stabilimenti balneari della zona, conosce bene Franco e Noemi. Non si dà pace.
A Fiumicino è tempo di fare i conti dei danni. Almeno venti villette sono devastate: cancelli divelti, tegole scoperte, cornicioni distrutti, macchine sfondate. Un muretto di 7 metri è crollato, per terra ci sono ancora le guaine dei tetti volati via. Più di venti le famiglie colpite. Ci si arrampica sui tetti per metterli in sicurezza, si scava per liberare l’interno delle case dal fango e dai detriti. Il distributore di benzina è distrutto: almeno 100mila euro di danni, spiega il titolare Tiziano De Santis. Secondo una prima stima, i danni tra le abitazioni ammontano a circa 200mila euro. Il Comune di Fiumicino ha chiesto lo stato di calamità naturale, da oggi macchine e gru entreranno in azione per bonificare l’area.

Ma a sconvolgere è la furia della tromba d’aria: non ha perso di intensità al momento di toccare terra, ha devastato tutto ciò che toccava, attraversato il sedime dell’aeroporto in quel momento chiuso e prima di perdere forza ha distrutto alcune serre a Maccarese, poco lontano; gli effetti si sono sentiti fino a decine di chilometri a nord, dove il vento ha rotto alcune condutture fognarie. È la prima volta che una tromba d’aria così forte investe questo tratto di litorale romano e il pensiero corre ai cambiamenti climatici. “All’improvviso ho sentito un boato sordo, sembrava che stesse arrivando il mare”; spiega Maurizio, residente in via dei Polpi. “Non siamo preparati a questi eventi – conclude Marzia Sernese, di Fiumicino – non si può morire così a 26 anni”.
 


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