LA REGOLA numero uno è ripartire dal “locale”. Una settimana dopo la grande manifestazione del 15 marzo di FridaysForFuture, che in Italia ha visto scendere in piazza 400mila persone, gli studenti e i cittadini impegnati a chiedere alla politica risposte immediate per arginare il problema del cambiamento climatico, tornano oggi a manifestare cercando di fare tesoro dei numeri toccati nel grande sciopero di venerdì scorso. Per riuscire ad essere efficaci devono però risolvere alcune spinose questioni.

FridaysForFuture: “Saremo Glocal”

La prima questione, spiega Sarah Testerini di FridayForFuture Roma, è tornare alle battaglie locali. “Non chiamateci partito – dice – siamo un movimento glocal (termine nato dalla crasi tra global e local), un qualcosa che nasce dal basso per stimolare potenti e persone sui problemi legati al cambiamento climatico. Non esiste un FridaysForFuture nazionale, noi siamo solo tante piazze e realtà locali che ogni venerdì scioperano in diversi luoghi per chiedere risposte. E’ per questo che il modo migliore per aderire alle nostre iniziative è non immaginarci come un movimento nazionale, ma informarsi sui social locali di FridaysForFuture della propria città”.

LA GRANDE ONDA PER IL CLIMA
 

Le  iniziative come quella del 15 marzo, una sorta di sciopero “nazionale” per il clima avvenuto in tutto il mondo, non saranno infatti ripetibili spesso: il prossimo grande sciopero è fissato per il 24 maggio, ma i restanti venerdì, a contribuire davvero alla “lotta”, dovranno essere i “singoli studenti o cittadini nelle singole città”,  a portare avanti il messaggio. Il modo migliore, sottolinea Testerini, è “aderire alle battaglie locali”.

Il “venerdì verde” nelle città d’Italia

A Roma ad esempio domani studenti e “strikers” si troveranno a Piramide per manifestare ancora e organizzarsi per prendere parte alla manifestazione del 23 marzo dove nella capitale si terrà una marcia per il clima contro le grandi opere inutili. A Torino, oltre al solito appuntamento del venerdì, stanno preparandosi per incontrare il sindaco Chiara Appendino ed esporle i problemi ambientali della città piemontese. A Udine raccolgono firme per  “promuovere la trasformazione del sito dell’area ex Bertoli da zona ZSA a bosco urbano”. A Pavia e in altri siti, sull’onda del fortunato #Trashtag – una sfida che invita i cittadini a ripulire campagne e zone della loro città – si preparano ad armarsi di scope e cestini. A Taranto le manifestazioni saranno invece concentrare per sensibilizzare sul problema dell’Ilva. Gli attivisti di FridaysForFuture Varese tenteranno di trasformare la piazza in un giardino, invitando tutti a portare una piantina. A Genova piantano alberi, a Bari sviluppano il dialogo con le scuole. Insomma, in ogni città italiana, in maniera singola e autonoma, ci saranno tante piccole onde che si muoveranno rappresentando lo stesso mare e tutte con l’unico scopo di salvaguardare il futuro del Pianeta.

Dialogo con le istituzioni

“Siamo un movimento nato dal basso – ricorda Tommaso Felici di FridaysForFuture Torino – e ad oggi non esiste un vero e proprio movimento nazionale: ci riuniremo i primi di aprile con un’assemblea costituente per capire come coordinare al meglio le varie iniziative. E, nel caso, su come aprire o meno il dialogo con le istituzioni”.

 

La seconda fase dell'”onda” che ha scioperato venerdì scorso è infatti quella di trasformare la protesta in confronto per ottenere risposte immediate e concrete dai politici. Nel mondo, dove hanno scioperato quasi 1,5 milioni di persone, questo in varie località sta già accadendo. “E accadrà anche in Italia. A Torino ad esempio vedremo il sindaco Appendino. A noi non importano bandiere e partiti, importa solo ottenere risposte concrete per il bene del Pianeta” chiosa Tommaso. 

Uno contro tutti

La necessità di un coordinamento di respiro nazionale, che verrà discusso nell’assemblea costituente, servirà però anche per cercare di risolvere un fatto spiacevole avvenuto alcune settimane fa che ora rischia di minare la comunicazione di FridaysForFuture nello Stivale. Ad oggi esistono infatti due canali con un nome simile: uno si chiama “FridaysForFuture Italy” e conta quasi 50mila seguaci su Facebook; l’altro si chiama “FridaysForFuture Italia” e ne ha appena 7mila. Il problema – ha riconosciuto anche il sito di riferimento globale (fridaysforfuture.org) è che quello ufficiale è il secondo e non il primo.

 

La storia dell'”enorme danno di comunicazione”, come lo chiamano i vari coordinatori delle locali, è nata a nella notte tra l’8 e il 9 marzo. In quella data un ragazzo che faceva parte del coordinamento iniziale, Luca Polidori, ha modificato le password dei portali social ed estromesso tutti gli altri amministratori, come conferma lui stesso. La versione dei tanti coordinatori dei principali capoluoghi è che “l’ha fatto perché noi non eravamo d’accordo con il creare un’associazione parallela, che poi lui ha fondato e chiamato Futuro verde”. La versione di Polidori è che “ho tolto amministratori che non erano in linea con i valori dello sciopero. Ricordo che  #FridaysForFuture è un hashtag, e non è di proprietà di nessuno”.

Questa diatriba ha portato i coordinatori delle varie città a denunciare Polidori alla polizia postale, “visto l’hackeraggio e il cambio di password”. In attesa di decisioni prese dai tribunali, i portavoce delle varie città italiane di FridaysForFuture invitano dunque tutti gli studenti o coloro che vorranno continuare gli scioperi a “informarsi prevalentemente sulle pagine social locali delle loro città”. Polidori, che vive a Bruxelles e continua ad amministrare “FridaysForFuture Italy” nonostante la “scomunica”, spiega invece di aver lanciato Futuro Verde per “creare una associazione che sia più forte nel dialogo con le istituzioni, anche dopo la piazza”. Ai futuri iscritti chiede soldi: “Cinque euro a persona”.


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