Nessun segno di pentimento, ma la rivendicazione delle sue intenzioni: “L’ho fatto per l’Africa, perché gli africani restino in Africa e così non ci siano morti in mare”. E’ in carcere di San Vittore, rinchiuso in una cella del settore protetti, Ousseynou Sy: l’autista che mercoledì mattina ha dirottato e incendiato uno scuolabus pieno di studenti di seconda media di Crema, salvi per miracolo, aveva preparato il suo piano nei giorni precedenti. Un piano che, nelle sue intenzioni, avrebbe avuto una conclusione: “Volevo andare a Linate, prendere un aereo per tornare in Africa e usare i bambini come scudo”.

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Sarà l’interrogatorio di convalida con il gip a chiarire ulteriormente la mattina di terrore sulla Paullese. Ma gli investigatori dei carabinieri e la procura stanno lavorando su tutte le dichiarazioni dell’uomo, un “lupo solitario”, come è stato definito, senza collegamenti con organizzazioni come l’Isis, ma che ha premeditato e messo in atto un gesto che è terrorismo, per la procura, che lo ha indagato per sequestro di persona, incendio, resistenza e strage con l’aggravante della finalità terroristica, appunto.

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“Questa cosa l’avevo in mente da un po'”, ha ribadito l’uomo, di origini senegalesi ma cittadino italiano dal 2004, confermando la premeditazione e come fattore “scatenante”, come ha messo a verbale davanti ai pm, il caso della nave Mare Jonio, “la goccia che ha fatto traboccare il mio vaso”. Su quel pullman, come hanno raccontato i testimoni, aveva anche gridato di farlo per vendicare “i miei tre figli morti in mare”, una circostanza smentita subito.Per gli inquirenti, però, Sy mente anche quando sostiene che non voleva fare del male, che l’incendio è divampato in modo accidentale dopo l’ultimo speronamento di un’auto dei carabinieri e che il suo fine era andarsene in Senegal con un aereo. “Sono un genitore, non volevo fare del male ai bambini, guido il pullman da 25 anni, se avessi voluto fare loro del male lo avrei già fatto”, ha detto ai pm, contraddicendo le parole che mercoledì mattina ha urlato più volte sul bus: “Da qui non esce vivo nessuno”.

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Prima di avventurarsi sulla Paullese con due taniche, coltello, pistola, fascette e accendini, aveva anche girato un video-manifesto con un appello per i popoli africani a sollevarsi e a non venire in Occidente, come ha detto ai pm. Sul suo profilo Youtube – ‘Paul Sy’, Paul come Paolo, il nome con cui lo conoscevano in tanti a Crema – avrebbe caricato 25-30 minuti di girato dal telefonino, mandandolo ad amici italiani e anche ai parenti in Senegal, ma per il momento non c’è traccia di questo file. “L’ho mandato pure a te” ha detto al suo avvocato Davide Lacchini (che chiederà per lui una perizia psichiatrica) durante l’interrogatorio di garanzia davanti al procuratore aggiunto Alberto Nobili e al pm Luca Poniz. Ma anche il suo legale non lo ha ricevuto.

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Durante quell’interrogatorio si è definito un “panafricanista”. “L’Africa – ha detto – è stata colonizzata. L’Europa si approfitta dell’Africa, decide per l’Africa, mette governi comodi per l’Occidente”, citando anche il franco Cfa, moneta stampata in Francia ed utilizzata in 14 Paesi africani, portando a testimonianza anche le critiche di Di Battista e di Di Maio. “L’ho fatto per dare un segnale all’Africa – ripete – perché restino in Africa e non ci siano più morti in mare. Spero che il segnale sia arrivato e che in Europa vincano le destre, così non li fanno più arrivare”

 


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