ROMA – “Il fenomeno del ‘nonnismo’ – un tempo riguardante esclusivamente il personale maschile – è diventato più complesso. Infatti, poiché oggi è presente nelle Forze armate anche la componente femminile,  gli atti di prevaricazione e violenza classificabili come ‘nonnismo’ spesso si connettono e si associano con finalità di carattere sessuale”.

Lo ha sottolineato Marco De Paolis,  procuratore generale militare presso la Corte militare di Appello, intervenendo alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario militare alla presenza, tra gli altri, del ministro della Difesa Elisabetta Trenta.  “Tale circostanza, nuova per le forze armate, e nuova quindi anche per il diritto penale militare – ha spiegato De Paolis – evidenza l’urgente necessità per il legislatore di provvedere alla regolamentazione di un settore nuovo nel quale è particolarmente avvertita  la lacuna normativa per  questo genere di relazioni”.

Se gli atti di nonnismo sono ridotti – ha ricordato il presidente della Corte militare d’Appello, Giuseppe Mazzi – “ben più frequenti sono stati i fatti di diffamazione e di ingiuria e violenza legati ai rapporti uomo-donna”.
“La particolarità di molti di questi casi – ha aggiunto Mazzi – è consistita nel fatto che non potendosi configurare l’ipotesi di violenza sessuale per mancanza della querela, la procedibilità è risultata condizionata all’esercizio o meno del potere di richiesta di procedimento da parte del comandante di Corpo, facendo così prevalere, allo stato attuale della normativa, l’offesa generica alla persona rispetto a quella della sfera sessuale della stessa persona offesa”.

Non solo: “Una particolare criticità è dovuta al fatto che nella legge penale militare non vi sono norme attinenti ai fatti di violenza o di molestia sessuale, considerato che l’attuale codice penale militare risale al 1941, epoca in cui la donna non prestava servizio nelle forze armate”.




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