ARBUS. Anche per lui, come per i compagni (più giovani, di 84 anni) sono finalmente iniziate le vacanze. Ieri mattina è uscito dall’esame con il massimo: 10 su 10 e l’agognata licenza media. Oggi, per Salvatore Piredda – 98 anni lo scorso luglio – è un giorno di riposo nella sua Arbus, paese minerario della costa verde, nel sud ovest della Sardegna. È a casa della figlia Sandra, 60 anni, che di mattina presto gli ha letto le cronache locali: pagine e foto che raccontano la sua impresa. Ancora emozionato, risente un po’ della tensione delle ultime settimane. Ma è davvero orgoglioso e contento; Felicino, appunto, come è noto a tutti. È questo, infatti, il nomignolo che gli ha affibbiato il padre da bimbo nella loro Pula, trenta chilometri da Cagliari, dove è nato nel 1921.

Niente (o poca scuola) per lui: a 13 anni ha dovuto seguire il fratello più grande nelle miniere di Montevecchio, tra le montagne del Sulcis, a scavar galena per ottenere piombo. Nel sottosuolo il baby minatore ha trascorso poco tempo, subito è passato alle officine meccaniche, sua passione rimasta tale per tutta la vita. A vent’anni, poi, il salto: le trincee della guerra lontano dall’isola dove tornerà – alle sue officine – solo cinque anni dopo. Per il resto una vita tranquilla, con gli ultimi anni da lavoratore trascorsi in una fabbrica tessile dopo la chiusura delle miniere; in mezzo il matrimonio con un’impiegata delle poste di Buggerru, tre figli, tre nipoti e due bisnipoti. Sempre con un cruccio: studiare; e un desiderio: il diploma di licenza media. “È un centenario con un corpo e una mente di un ottantenne – racconta la figlia al telefono del suo ufficio di assicurazioni – fino a qualche mese fa passeggiava per un chilometro circa, da sempre poi legge, si tiene informato, discute di qualsiasi argomento d’attualità anche ora”. Niente cellulare per i problemi alla retina, ma segue con attenzione la tv.

I suoi testi preferiti negli anni? Quelli scolastici, di matematica e geometria. Poi, lo scorso settembre l’iscrizione, grazie alla disponibilità dell’Istituto comprensivo “Pietro Leo”, alla dirigente Maria Antonietta Atzori, ai docenti. Nessun intoppo burocratico per la presenza di Felicino in aula tre volte a settimana, anzi lo stimolo continuo di aver un testimone reale di un’altra epoca. I 18 compagni l’hanno seguito con affetto, incoraggiato e da lui hanno ricevuto consigli e aneddoti preziosi: “Una classe straordinaria, i ragazzi lo abbracciavano e lo chiamavano nonno”, racconta la figlia. Anche per lui le tre prove con l’orale di ieri sulla seconda guerra mondiale e il funzionamento di una miniera. Uno sguardo al passato, uno al presente e al futuro prossimo. Passato il caldo Felicino riprenderà a uscire: praticamente assenti ad Arbus i suoi coetanei (solo una donna di 104 anni), ma lui parla con tutti: dagli ottantenni in giù. E non mette ostacoli particolari davanti a sè. Nel cassetto c’è pure il sogno del diploma di perito meccanico, ma prima un po’ di riposo.


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