La commissione Igiene e Sanità del Senato aprirà un’indagine conoscitiva sul Numero unico d’emergenza. La richiesta, partita dalla senatrice di Forza Italia Laura Stabile, è stata approvata all’unanimità. “In Commissione abbiamo una sorta di motto: la sanità non ha colore politico”, spiega Stabile a Repubblica – Quello del Nue è un tema su cui tutti i membri hanno dimostrato una grande sensibilità, anche perché ci sono molti medici, compresa io”. La commissione indagherà sull’impatto del Numero unico in ambito sanitario, sulla sua efficacia ed efficienza e sull’omogeneità dell’assistenza offerta nei territori in cui attivo. Insomma, cercherà di capire se sta davvero migliorando la qualità del soccorso sanitario.
 
Senatrice, perché aprire un’indagine?
“Ci è sembrata l’azione più opportuna, dopo le tante segnalazioni che arrivano quasi quotidiane. Vogliamo capire a fondo il sistema per migliorarlo, non per cercare colpevoli. E poi si tratta di un primo passo anche per riconoscere il problema, perché purtroppo c’è la tendenza a minimizzare le difficoltà denunciate. Si tende a rimandare la valutazione del rapporto costi-benefici in attesa di una raccolta sempre più ampia di dati, ma fare così è un po’ come far continuare a volare i Boeing 737 Max mentre si aspetta di capire se i problemi sono dovuti a errori di progettazione”. 
 
Quali sono gli aspetti che preoccupano di più la Commissione?
“Un primo problema sono i tanti errori di geolocalizzazione delle chiamate, che spesso porta all’invio di mezzi nei posti sbagliati. Altro punto critico, secondo noi, è il fatto che ci sia un doppio passaggio di chiamata: un operatore che lascia in sospeso il chiamante fino a che non risponde l’operatore dell’altra centrale. Una situazione che non solo fa perdere tempo, ma che può avere anche impatti negativi sulla psiche del chiamante. Spesso chi chiama ha bisogno di essere rassicurato e guidato, l’interruzione di chiamata – soprattutto se prolungata – può gettarlo maggiormente nel panico. Oppure pensiamo al caso di un aspirante suicida, non è raro che chiamino il 118 prima di compiere un atto estremo. Quella telefonata è una finestra, un’opportunità, e può possiamo rischiare che si chiuda interrompendo il contatto telefonico”.
 
Quali obiettivi si pone l’indagine?
“Tra gli obiettivi c’è quello di fare un confronto tra i tempi di arrivo del soccorso sanitario prima dell’introduzione del Nue e quelli post attivazione del Nue. Lo faremo chiedendo dati che fino a oggi non siamo riusciti ad avere e che ci permetteranno di calcolare la tempistica dal momento della ricezione della prima chiamata a quello in cui il mezzo raggiunge il luogo. Una comparazione simile è stata fatta in Friuli Venezia Giulia, la mia regione, dalla Corte dei Conti ed è emerso che con l’arrivo del Nue, e la contemporanea apertura di un’unica centrale regionale del 118, si è registrato un allungamento dei tempi. Il tempo ottenuto ci consentirà inoltre di capire se il tutto avviene entro i limiti fissati dalle direttive ministeriali. Chiederemo poi alle singole regioni quanti e che tipo di eventi sentinella hanno avuto e che soluzioni hanno adottato per risolvere i problemi che li hanno provocati”.
 
Per avere i primi risultati bisognerà attendere qualche mese, intanto ad accogliere con favore la notizia è Mario Balzanelli, il presidente nazionale del sistema 118. “È giusto capire – dice a Repubblica – e se i risultati dell’indagine dovessero dimostrare che il passaggio per il Nue porta ad un allungamento della gestione del soccorso sanitario anche di un solo minuto, chiederò da subito che i cittadini possano tornare ad accedere in modo diretto al 118″. “Continuo a ribadire – conclude Balzanelli – che la normativa europea sul Nue non obbliga alla soppressione delle altre linee del soccorso pubblico. Sostiene, invece, che il numero unico può essere attivato parallelamente agli altri”.
 
 

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