E’ l’unica barca umanitaria ancora nel Mediterraneo, nelle acque tra Italia e Libia. La Ocean Viking con 356 naufraghi aspetta da 13 giorni una risposta dalle autorità, l’indicazione di un porto sicuro dove i migranti possano essere accolti. E la la situazione a bordo è sempre più tesa, le scorte come l’acqua diminuiscono e sale l’insofferenza, la paura di essere rispediti in Libia non lascia mai i migranti salvati in 4 diverse operazioni.
 “Sono esasperati da un blocco che non riescono a capire, da una attesa che diventa sempre più lunga e nel frattempo altri stanno morendo in mare perche noi siamo fermi qui. Bloccati perché nessuno risponde, nessuno da riposte certe, l’indicazione di un porto sicuro di attracco”. dicono gli uomini di Sos Mediteranee e Medici senza frontiere…

Ocean Viking: "Noi bloccati con 356 a bordo da 13 giorni  e altri continuano a morire"

“Per me è come avere un paziente nell’ambulanza e l’ospedale che si rifiuta di accoglierlo e allora tu dei andare sempre più lontano per trovare un letto libero, Milano, Berlino Mosca. E così non fai il tuo dovere” dice Alessandro, normalmente barelliere della Croce Rossa,confessando la sua tristezza. ” Non solo questa gente a bordo continua a soffire, pensava di essere in salvo dopo le torture della Libia, ma questa attesa li sfianca, e intanto  altri continueranno a morire perche noi siamo impossibilitati a fare nuove operazioni di soccorso. Secondo le stime dellea guardia costiera libica la meta delle imbarcazioni che prendono il mare naufragano. E sono centinaia di persone che spariscono senza lasciare tracce”.
Ora che la situazione di Open Arms è risolta, la barca sotto sequestro ma i migranti portati a terra a Lampedusa,  la Ocean Viking spera in una soluzione in tempo brevi nonostante o forse proprio per la crisi politica italiana che ha spezzato equilibri. Che ha visto i ministri dell’Interno e della Difesa scambiarsi reciproche accuse sull’organizzazione dei controlli in mare anti sbarchi.

Ocean Viking: "Noi bloccati con 356 a bordo da 13 giorni  e altri continuano a morire"


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Carlo Verdelli
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