ROMA – Tra il 2000 e il 2016, il numero di persone esposte alle ondate di calore è aumentato di circa 125 milioni l’anno. E, nel 2015, si è raggiunto il picco di 175 milioni di persone in più rispetto agli anni precedenti. Una tendenza “in aumento a causa dei cambiamenti climatici e destinata a proseguire”. A mettere in guardia è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che precisa come “la consapevolezza dei rischi rimane insufficiente”. Globalmente, spiega l’Oms, “si osservano eventi estremi di temperatura in aumento nella loro frequenza, durata e magnitudine. Gli eventi singoli possono durare settimane, verificarsi consecutivamente e causare una significativa mortalità in eccesso”. Nel 2003, ad esempio, 70.000 persone in Europa sono morte tra giugno-agosto. E “le temperature globali così come la frequenza e l’intensità delle ondate di calore aumenteranno nel 21/mo secolo”.

L’esposizione a calore eccessivo ha un impatto fisiologico su vasta scala, poiché spesso amplifica le condizioni esistenti. Periodi prolungati di alte temperature diurne e notturne creano, infatti, osserva l’Oms, “uno stress fisiologico cumulativo sul corpo umano che aumenta principali cause di morte a livello globale, tra cui malattie respiratorie, renali, cardiovascolari e diabete mellito”. Le morti e le ospedalizzazioni dal caldo possono verificarsi estremamente rapidamente, o avere un effetto ritardato (alcuni giorni dopo).

Anche in chi non ha condizioni di salute preesistenti, i rapidi aumenti di aumento di caldo possono compromettere la capacità del corpo di regolare la temperatura e provocare crampi termici, colpo di calore e ipertermia. Le ondate eccessive hanno anche importanti effetti indiretti sulla salute: possono “alterare il comportamento umano, la trasmissione di malattie e la qualità dell’aria”, nonché “innescare emergenze sanitarie pubbliche e provocare impatti socioeconomici a cascata”, come problemi di erogazione di servizi sanitari e di rifornimento di acqua ed energia elettrica. Il problema interessa tutti, ma particolarmente a rischio sono anziani, neonati e bambini, donne incinte, operai che lavorano in ambienti esteri, atleti e poveri.

Gli impatti negativi sulla salute sono prevedibili e ampiamente prevenibili con azioni specifiche di sanità pubblica. Per questo l’Oms ha emanato una guida, disponibile sul portale web. Tra i consigli, bere regolarmente, effettuare docce per rinfrescarsi, evitare di uscire nelle ore calde, indossare un cappello per uscire, mangiare cibi poco proteici.


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