“La Open Arms è una bomba ad orologeria. Se non si interviene immediatamente la prima miccia la farà  esplodere”. Il comandante della nave Marc Reig e il suo equipaggio non hanno chiuso occhio per controllare che la sedicesima notte con i 134 migranti rimasti a bordo passasse senza incidenti, atti di autolesionismo o di violenza, come molte delle persone ormai allo stremo ieri hanno minacciato.

Oggi potrebbe essere la giornata della svolta. Nella sede della Guardia costiera a Roma è arrivata la polizia giudiziaria, inviata dal procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella, che coordina l’inchiesta (al momento senza indagati) che da ieri – dopo la presentazione di un esposto da parte della Open Arms – procede anche per le ipotesi di reato di sequestro di persona, violenza privata e abuso d’ufficio. Tra i documenti acquisiti anche la comunicazione con cui il centro di ricerca e soccorso di Roma scrive al ministero dell’Interno che “non vi è impedimento alcuno” e che si può “procedere senza indugio” all’attracco della nave in banchina . L’MRCC di Roma chiede al Viminale una risposta urgente per l’eventuale assegnazione di un POS, ovvero di un porto sicuro.

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Prima di decidere una eventuale ispezione sulla nave, ancora alla fonda a mezzo miglio da Lampedusa, il magistrato attende di mettere in fila tutte le carte acquisite per ricostruire la catena di comando che ha portato a bloccare lo sbarco. L’autorizzazione all’approdo formalmente spetta al prefetto di Agrigento Dario Caputo che, inevitabilmente, attende ordini dal Viminale ma la responsabilità penale è personale e quindi è necessario ricostruire tutti i passaggi. Chi ha dato l’ordine di non far sbarcare la nave e con quali motivazioni.

Oggi gli agenti della squadra mobile di Agrigento sentiranno tutti i migranti sbarcati per motivi sanitari che sono stati portati nell’hot spot di contrada Imbriacola, ma anche i medici che li hanno visitati: quelli della Cisom e di Emergency sulle cui relazioni si sono basate le evacuazioni di emergenza per motivi psicologici o per la necessità di cure specialistiche ma anche quelli dell’ambulatorio di Lampedusa che avrebbero fatto una valutazione differente comunicando al responsabile del presidio, Francesco Cascio (assente dall’isola) che stavano tutti bene e che solo una donna aveva un’otite.

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Messe insieme tutte le carte e fatta una prima valutazione della situazione se ancora oggi dal Viminale non dovesse essere autorizzato lo sbarco, i pm potrebbero decidere di intervenire con una ispezione a bordo e anche forzare la mano e disporre il sequestro della nave e la conseguente discesa a terra di tutti i migranti


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Carlo Verdelli
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