Il diciottesimo giorno potrebbe anche essere l’ultimo. L’ispezione condotta ieri per diverse ore dagli agenti della squadra mobile di Agrigento e da due medici dell’ufficio sanitario marittimo potrebbe dare la parola definitiva per porre fine all’emergenza della Open Arms. Il procuratore aggiunto Salvatore Vella, nelle prossime ore, valuterà la relazione e deciderà come muoversi: il sequestro della nave e il conseguente sbarco dei 107 migranti rimasti a bordo dopo la discesa a terra dei 27 minori sembra ormai vicino.

L’esito dell’ispezione avrebbe confermato quanto dichiarato dal comandante e dai vertici della Open Arms, una situazione a bordo ormai insostenibile sia dal punto di vista sanitario che dell’ordine pubblico.

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E poi c’è il registro degli indagati, in cui già domani eventualmente iscrivere i primi nomi quando sarà stata definita la catena di comando che ha portato a quello che ormai si profila come un sequestro di persona dei migranti, dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha sospeso il divieto di ingresso in acque territoriali per la Open Arms in considerazione di quella che già diversi giorni fa era stata valutata come una situazione di eccezionale gravità.

Salvini, dopo aver ceduto alla reiterata richiesta del premier Conte di far scendere i minori, non ha alcuna intenzione di autorizzare lo sbarco degli altri. E confida in un pronunciamento urgente del Consiglio di Stato (forse già domani) a cui l’avvocatura dello Stato ha presentato ricorso contro l’ordinanza del Tar.

Anche perchè, con la Ocean Viking che continua ad incrociare tra Linosa e Malta in attesa di un porto per i 356 migranti a bordo (103 dei quali dichiarati minori non accompagnati) Salvini teme che lo sbarco autorizzato ieri possa diventare un pericoloso precedente.

E mentre le navi delle ong vengono lasciate in mare, continuano gli arrivi dei migranti che con i barconi riescono a raggiungere le coste e vengono portati a terra dalla Guardia costiera.


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Carlo Verdelli
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